{"id":4419,"date":"2017-06-05T12:08:36","date_gmt":"2017-06-05T12:08:36","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4419"},"modified":"2017-06-05T12:09:42","modified_gmt":"2017-06-05T12:09:42","slug":"4419","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4419","title":{"rendered":"Paladino a Brescia, scultura diffusa"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_4420\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-2.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4420\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-2-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-4420\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-2-300x200.jpeg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-2-768x512.jpeg 768w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Unknown-2-1024x683.jpeg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4420\" class=\"wp-caption-text\">Mimmo Paladino, scultura in brnzo dipinto, nella Cappella di Sant&#8217;Obizio affrescata da Romanino. FOTO di Ferdinando Scianna<\/p><\/div>\n<p><em>Questo articolo dedicato a Ouverture\u201d, la mostra diffusa di Paladino a Brescia, \u00e8 stato pubblicato su Alias domenica 4 giugno.<\/em><\/p>\n<p><strong>A Mimmo Paladino va riconosciuta una qualit\u00e0 che \u00e8 di pochi artisti:<\/strong> quando arriva in un luogo \u00e8 come se fosse stato l\u00ec da sempre.  Ogni volta trova il suo spazio senza necessit\u00e0 di farsi largo o di \u201cimporsi\u201d. Una qualit\u00e0 che \u00e8 giusto sottolineare, visto che spesso assistiamo a interventi di artisti contemporanei che consumano i contesti storici forzandone valori ed equilibri, con obiettivi mediatici e quindi mercantili. Non \u00e8 una strategia quella di Paladino. \u00c8 una predisposizione: la sua opera osserva pi\u00f9 che voler essere osservata. \u00c8 arte in ascolto; intrinsecamente dialogante, che lascia sempre la prima parola a chi viene incontro.<\/p>\n<p>Si ha conferma di questa natura dell\u2019opera di Paladino nella grande \u201cinvasione\u201d che l\u2019artista a realizzato nel cuore di Brescia. <strong>Un\u2019operazione inedita, per caratteristiche e per dimensioni. Un\u2019operazione partecipata che ha visto coinvolti e alleati in modo non formale tanti soggetti della citt\u00e0 e che merita di essere riassunta nella sua dinamica.<\/strong> L\u2019idea parte da Massimo Minini, che giustamente la giunta guidata da Emilio Del Bono ha voluto come presidente della Fondazione Brescia Musei. Gallerista di levatura internazionale, ha sempre mantenuto un legame forte con la sua citt\u00e0 senza cedere alle sirene globaliste che avrebbero potuto indurlo a trasferirsi ad esempio nella vicina Milano. \u00c8 stato lui proporre un progetto, ribattezzato Brixia Contemporary, che prevede, come lui spiega, \u00abche ogni anno un artista internazionale sia chiamato a svelare un nuovo punto di vista sullo spazio urbano del centro storico bresciano, grazie al dialogo tra le opere selezionate e create per l\u2019occasione e i luoghi che le accoglieranno\u00bb. Ruolo chiave nella scelta dell\u2019artista per questo esordio e nella concretizzazione delle scelte lo ha poi avuto Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei. \u00abPaladino\u00bb, spiega, \u00abci \u00e8 sembrato perfetto per la sua capacit\u00e0 di alimentare la storia trasformando i simboli della cultura figurativa del Mediterraneo, dagli archetipi al Novecento\u00bb. <\/p>\n<p>Per rendere possibile e sostenibile un\u2019operazione comunque molto ambiziosa, \u00e8 stata cruciale l\u2019adesione della Brescia produttiva, che non solo ha sponsorizzato il progetto, ma che ha messo a volte il suo know how a disposizione per realizzare alcune delle opere, di notevole complessit\u00e0, come i cinque grandi \u201cSpecchi ustori\u201d che Paladino ha immaginato appositamente per lo spazio del Teatro Romano: sculture in ottone serigrafato e dipinto, di cinque metri di diametro. La citt\u00e0 insomma ha fatto rete attorno a questa che in ogni senso ha il sapore di un\u2019\u201cOuverture\u201d, come dice il titolo scelto da Paladino: un\u2019operazione modello di arte a destinazione larga, di arte \u201cper tutti\u201d, che non grava sui conti dell\u2019amministrazione pubblica (sino all\u20198 gennaio; c<strong>atalogo con campagna fotografica di Ferdinando Scianna e testo narrativo di Aldo Nove<\/strong> in corso di pubblicazione)<\/p>\n<p><strong>Paladino con Brescia ha un legame biografico particolare:<\/strong> qui nel febbraio 1976 aveva tenuto la sua prima personale alla galleria Nuovi Strumenti di Pietro Cavellini, una galleria molto attiva che in quegli anni esponeva, tra gli altri, artisti come Zorio, Parmiggiani, Anselmo. \u201cSpirale, arco, ottagono, ruota\u201d, era il titolo della mostra, ed \u00e8 un titolo che evocando forme di geometrie archetipe, rivela un filo rosso di continuit\u00e0 con l\u2019ambizioso ritorno di oggi. Altro legame \u00e8 poi quello della comune matrice longobarda che unisce, pur nella grande distanza geografica, Brescia con Benevento, la citt\u00e0 di origine dell\u2019artista (che ancora ha il suo studio a Paduli, suo paese natale). \u00c8 un\u2019affinit\u00e0 storica che Paladino ha voluto sottolineare nel percorso, esponendo un\u2019opera del 1998, la \u201cCattedra di San Barbato\u201d in dialogo con la celebre \u201cCroce di Desiderio\u201d, uno dei gioielli del Museo di Santa Giulia. San Barbato fu il vescovo beneventano che nel VII secolo aveva portato i longobardi al cristianesimo; Desiderio a sua volta fu re degli stessi longobardi un secolo dopo. La Cattedra \u00e8 un trono spartano, scevro da ogni retorica, quasi una reliquia che se ne sta appartata, pi\u00f9 a far da spettatrice che in attesa di adoratori.<br \/>\nPaladino non \u00e8 un artista calcolatore. \u00c8 naturaliter prolifico e generoso. <\/p>\n<p><strong>A Brescia \u00e8 arrivato portando oltre una settantina di opere, in gran parte sculture.<\/strong> Non ha per\u00f2 cercato palcoscenici; piuttosto, nel dialogo con Di Corato, \u00e8 andato a insediarsi in gangli emblematici della citt\u00e0, facendone riemergere potenzialit\u00e0 e fascino. <strong>Emblematico, da questo punto di vista, l\u2019intervento in Piazza Vittoria.<\/strong> Poteva essere un innesto rischioso, perch\u00e9 la piazza realizzata da Marcello Piacentini nel 1932, si prestava a scivolate declamatorie. Invece la riflessione con Di Corato ha portato a immaginare un insieme di innesti che funzionano da cuciture e da aperture di prospettive. Le sculture sono in molti casi posizionate su assi che propongono inediti canali prospettici in direzione della piazza: il \u201cCerchio\u201d sull\u2019asse verso Piazza Duomo; il grande Cavallo su quello verso la Stazione. Il \u201cSant\u2019Elmo\u201d, opera-feticcio tante volte proposta da Paladino, qui in versione in alluminio, dialoga con il pulpito mussolinano in pietra rosa e i relativi bassorilievi di Antonio Maraini: quasi un\u2019operazione di disseppellimento critico di una memoria storica della citt\u00e0. L\u2019intervento pi\u00f9 delicato e mediaticamente pi\u00f9 caldo \u00e8 stato quello della grande \u201cStele\u201d in marmo nero, sul plinto destinato al famigerato Bigio di Antonio Dazzi, rimosso nel 1946. L\u2019opera \u00e8 stata realizzata da Paladino ad hoc, quasi forzando la propria mano: ha rinunciato infatti alle forme arrotondate, misteriose ma cordiali, della sua scultura, per una scelta aggressiva, di tagli violenti, di volumi che si disputano lo spazio. \u00c8 un\u2019immagine che ha qualcosa di allarmante, quasi un richiamo, o un avvertimento, rispetto al rischio di un totalitarismo che non \u00e8 stato affatto estirpato dalla storia. <\/p>\n<p><strong>Per scoprire come Paladino sappia emergere restando dietro le quinte bisogna spostarsi al Parco Archeologico. Qui tra le colonne del Capitolium ha portato i 20 \u201cTestimoni\u201d (opera del 2009) <\/strong>scolpiti nel tufo. Si presentano come delle sentinelle silenziose, custodi chiamati a tessere un colloquio tra il grande passato testimoniato da quei resti e il presente. Sono figure riservate, che stanno rispettosamente dentro lo spazio a uovo per loro concepito. Ma spiccano perch\u00e9 sanno instaurare una relazione immediata con ci\u00f2 che li circonda e soprattutto con chi si affaccia all\u2019area. Verrebbe da dire che con quella pietra porosa e\u201ctiepida\u201d di cui sono fatti reimmettano un calore di vita tra quei resti di un lontano passato. <\/p>\n<p><strong>Come spiega Di Corato, il criterio di \u201cOuverture\u201d \u2013 criterio condiviso pienamente con Paladino \u2013 \u00e8 stato quello di un investimento sul patrimonio:<\/strong> le sculture funzionano come leve per restituire una centralit\u00e0 strategica ai reperti con i quali sono messe in dialogo. Cos\u00ec il risultato \u00e8 duplice: si rispetta ed esalta la natura dell\u2019opera paladiniana e si restituisce attrattivit\u00e0 culturale ed emotiva al patrimonio. Per questo si \u00e8 scelto come epicentro del percorso il Museo di Santa Giulia, il museo della citt\u00e0, straordinario scrigno a strati che affonda nella storia di Brescia: qui Paladino \u00e8 presente con una trentina di opere, ciascuna chiamata a cucire un dialogo, libero e aperto, con gli spazi o i singoli reperti del Museo. Dialoghi che a volte risentono delle cesure del tempo, come accade nella cappella di Sant\u2019Obizio. Qui, davanti al gigante tenero dipinto dal magnifico Romanino, spunta invece una creatura un po\u2019 algida e lunare di Paladino, che sembra essersi per\u00f2 voluta sporcare con i colori dell\u2019affresco (\u00e8 di bronzo dipinto). Un inatteso teatrino, cordiale e surreale che accende di imprevisti anche questo angolo della chiesa di San Salvatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo dedicato a Ouverture\u201d, la mostra diffusa di Paladino a Brescia, \u00e8 stato pubblicato su Alias domenica 4 giugno. 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