{"id":4256,"date":"2016-10-23T21:13:41","date_gmt":"2016-10-23T21:13:41","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4256"},"modified":"2016-10-23T21:13:41","modified_gmt":"2016-10-23T21:13:41","slug":"nuovi-pensieri-sulla-pittura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4256","title":{"rendered":"Nuovi pensieri sulla pittura"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un pensiero di Per Kirkeby, letto alla bellissima mostra del Museo di Mendrisio<\/strong><br \/>\n\u00abVerso la fine degli anni Settanta ho deciso di diventare un pittore serio, un grande pittore, e non lo dico in senso ironico. Lo pensavo davvero. Avevo dedicato tanti anni alla sperimentazione, al minimalismo, \u00e8 molto altro. Con tutte quelle esperienze al mi attivo, volevo lanciarmi nella frazione di grandi, folli coraggiosi dipinti. Spesso ho avuto la sensazione che con l&#8217;aiuto della pittura, riesco veramente a vedere il mondo in tutta la sua realt\u00e0. In genere il mondo sta davanti a noi come nascosto da un velo. \u00c8 questa cortina \u00e8 costituita dalla lingua,. Diciamo &#8220;ecco un albero&#8221;. In realt\u00e0 quello che abbiamo di fronte \u00e8 un albero molto particolare. Ma ci sono attimi in cui riusciamo a vedere con una chiarezza incredibile che quello \u00e8 un albero, una cosa particolarissima. Il termine &#8220;albero&#8221; non corrisponde affatto all&#8217;albero che abbiamo di fronte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da un&#8217;intervista ad Achille Bonito Oliva (di Domenico Gnoli su Repubblica)<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<em>Cosa vuoi dire?<\/em><br \/>\n\u00abFino al Rinascimento l&#8217;artista si predisponeva frontalmente rispetto ai valori, con il Manierismo diventa una figura laterale. \u00c8 come se guardasse la scena del mondo senza la necessit\u00e0 di intervenire. Traditore \u00e8 chi non accetta il mondo che osserva, vorrebbe modificarlo. Ma alla fine non fa niente, non agisce. Resta nella sua riserva mentale\u00bb<\/p>\n<p><em>E questa roba ti \u00e8 servita per progettare la Transavanguardia?<\/em><br \/>\n\u00abC&#8217;\u00e8 una continuit\u00e0. La Transavanguardia \u00e8 stata il superamento edipico delle avanguardie che hanno sempre avuto il bisogno di uccidere il padre\u00bb<\/p>\n<p><em>Tu al massimo avresti soppresso lo zio.<\/em><br \/>\n\u00abNo, la violenza \u00e8 il linguaggio del Novecento. Diceva Argan che il Novecento era passato dagli oggetti ai concetti&#8221;.<\/p>\n<p>Lo pensi anche tu?<br \/>\n&#8220;Negli anni Settanta l&#8217;oggetto artistico scompare e prevalgono le forme di pensiero. La Transavanguardia propone il recupero dell&#8217;oggetto e del soggetto artistico\u00bb<\/p>\n<p><em>Con un occhio al passato?<\/em><br \/>\n\u00abNon solo un occhio. L&#8217;attenzione fu alla memoria storica di un Paese come il nostro, memoria che non ha eguali al mondo, e che contribu\u00ec in modo determinante al successo internazionale della Transavanguardia &#8220;. <\/p>\n<p><em>Come hai vissuto quel successo?<\/em><br \/>\n\u00abI meccanismi mediatici diedero enorme visibilit\u00e0 al gruppo e al critico che lo aveva teorizzato. Il successo l&#8217;ho vissuto con naturalezza\u00bb.<\/p>\n<p><em>A un certo punto hai proclamato: &#8220;La Transavanguardia c&#8217;est moi&#8221;. Te la sei intestata in un momento di delirio?<\/em><br \/>\n\u00abNo, no. Diciamo un richiamo ironico a Flaubert\u00bb.<\/p>\n<p>I <em>tuoi artisti come hanno reagito? E a proposito come li hai scelti?<\/em><br \/>\n\u00abLi ho scelti sulla base delle loro spiccate individualit\u00e0. Hanno inventato un certo linguaggio pittorico. Per me invece \u00e8 stata una sintonia con il nostro e il loro tempo. Volevo capovolgere l&#8217;idea che l&#8217;artista fosse un genio incompreso\u00bb.<\/p>\n<p><em>Vuoi ricordare i loro nomi?<\/em><br \/>\n\u00abFrancesco Clemente, Sandro Chia, Maurizio Cucchi, Mimmo Paladino, Nicola De Maria. Furono loro gli artefici del movimento. Io ho solo creato una famiglia di artisti che non sono parenti. Erano gli anni in cui dominava l&#8217;Io assembleare, l&#8217;ideologia del noi. La Transavanguardia mostr\u00f2 attenzione all&#8217;Io dei singoli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Da un&#8217;intervista a Frank Stella (La lettura, a cura di Vincenzo Trione)<\/strong><br \/>\n\u00abHo confessato, solo a me stesso, che vorrei essere il miglior pittore italiano dell&#8217;epoca di Tiepolo\u00bb.<br \/>\n\u00abChe senso avrebbe rifare nuovamente la pittura come \u00e8 stata fatta per secoli? Ma non mi piace la parola reinventare: si \u00e8 gi\u00e0 abbastanza fortunato se si reinventa qualcosa. Conta solo quello che si fa, quel che si impara \u00e8 quel che ci\u00f2 implica. E si va avanti. La pittura? Una superficie piana con strati di vernice:  niente di pi\u00f9. Le sculture? Dipinti che si sorreggono per conto proprio\u00bb<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;ho ripetuto tante volte: l&#8217;attrazione pu\u00f2 significare tante cose. Pu\u00f2, in un certo senso, raccontare una storia. Anche se, alla fine, \u00e8 una storia pittorica\u00bb. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un pensiero di Per Kirkeby, letto alla bellissima mostra del Museo di Mendrisio \u00abVerso la fine degli anni Settanta ho deciso di diventare un pittore serio, un grande pittore, e non lo dico in senso ironico. Lo pensavo davvero. Avevo dedicato tanti anni alla sperimentazione, al minimalismo, \u00e8 molto altro. 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