{"id":4176,"date":"2016-07-17T17:31:10","date_gmt":"2016-07-17T17:31:10","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=4176"},"modified":"2016-07-18T16:16:36","modified_gmt":"2016-07-18T16:16:36","slug":"iper-bacon-a-montecarlo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=4176","title":{"rendered":"Iper Bacon a Montecarlo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/image-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/image-3-211x300.jpg\" alt=\"image\" width=\"211\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4180\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/image-3-211x300.jpg 211w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/image-3.jpg 498w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Vista la mostra di Francis Bacon al Grimaldi Forum di Montecarlo. Certamente, fino a questo punto, la mostra pi\u00f9 bella dell&#8217;anno.<\/em><br \/>\n<strong>Oltre settanta opere, alcuni confronti molto pertinenti (Soutine e Giacometti, Picasso, un meraviglioso Rodin), un filo conduttore un po&#8217; sciovinista ma che alla fine dimostra di tenere: il rapporto privilegiato di Bacon con la Francia. <\/strong><br \/>\nTra 1946 e 1949 aveva soggiornato a Monaco insieme a quello che era stato oltre che un suo amante anche uno dei suoi primi collezionisti. Sono anni cruciali, all&#8217;indomani di quello straordinario e spossante capolavoro che \u00e8 <em><a href=\"http:\/\/www.moma.org\/collection\/works\/79204\" target=\"_blank\">Painting 1946<\/a><\/em>, oggi al Moma di New York (che lo comper\u00f2 gi\u00e0 nel 1948&#8230;, prima sua tela a entrare in un museo): uno dei grandi quadri del 900. A Montecarlo per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 il Bacon museale. C&#8217;\u00e8 il Bacon custodito dai grandi collezionisti privati di tutto il mondo, in molti casi collezionisti della prima ora. Quadri che non si vedono mai, alcuni addirittura inediti, come lo straordinario <em>Study of bull<\/em> dipinto nel 1991 e dedicato a Michel Leiris, il grande critico e curatore della mostra parigina del 1971, morto in quell&#8217;anno.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.04.01.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.04.01-222x300.png\" alt=\"Schermata 2016-07-18 alle 18.04.01\" width=\"222\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4184\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.04.01-222x300.png 222w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.04.01.png 525w\" sizes=\"auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Allestita in grandi spazi, con un respiro che \u00e8 adeguato alla grandezza fisica e qualitativa delle opere, la mostra \u00e8 una di quelle che non si dimenticano facilmente. Si segue un percorso che ha punti fermi (la violenza della pittura come riflesso della violenza della vita), ma che attorno a questo punto fermo si muove con  oltranzismo e anche spesso con sperimentalismi (ad esempio, la peluria che Bacon a volte lascia, togliendo colore con uno straccio dove ha dipinto il corpo umano).<br \/>\nLa forza di Bacon, visto nel suo insieme, \u00e8 nel saper sempre spingere la tensione delle immagini e delle forme, al punto da far passare in secondo piano tutte le questioni stilistiche. D&#8217;altra parte il suo \u00e8 il pi\u00f9 grande atto di fede nella pittura di tutto il 900, <strong>perch\u00e9 scatena la pittura all&#8217;inseguimento del mistero della carne dell&#8217;uomo, in una stagione della storia in cui sul destino dell&#8217;uomo e della carne di cui \u00e8 fatto, incombono rischi drammatici.<\/strong> \u00c8 pittura che mentre implode in quel mistero sa guardarsi anche da fuori, <strong>dotarsi un&#8217;intelaiatura potente che ne garantisce sempre una piena intelligibilit\u00e0<\/strong> (le famose gabbie di Bacon, che si generano dall&#8217;architettura della grande sedia che &#8220;ingabbia&#8221; l&#8217;<em>Innocenzo X<\/em> di Velazquez, presente in mostra con una copia francese ottocentesca). Qui sotto un dettaglio di <em>Head IV<\/em>, 1949: si vede il doppio gioco tra la memoria della sedia di Velazquez e la gabbia che Bacon ne ricava.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.07.04.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.07.04-300x291.png\" alt=\"Schermata 2016-07-18 alle 18.07.04\" width=\"300\" height=\"291\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4185\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.07.04-300x291.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Schermata-2016-07-18-alle-18.07.04.png 342w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La dichiarazione pi\u00f9 intensa ed esplicita d<strong>i questo atto di fede nella pittura \u00e8 nel lavoro che Bacon fa attorno al quadro di Van Gogh<\/strong> (<em>L&#8217;Autoritratto sulla strada di Tarascona<\/em>, distrutto a Berlino dalle bombe della seconda guerra mondiale). In mostra sono presenti due varianti di questo lavoro, tra cui l&#8217;ultima (foto sopra). In questa serie Bacon si concede alla pura istintivit\u00e0 vangoghiana, lascia che la composizione vada d&#8217;impeto. L&#8217;ultima versione si traduce in una sorta di incendio, folgorante, di un&#8217;intensit\u00e0 indimenticabile. In mostra &#8220;buca&#8221; da lontano lo spazio buio che contrassegna la prima sezione. <strong>Quel quadro sembra metafora della ambivalenza della pittura: che divora ma chiede a sua volta di essere divorata. Uno scambio furioso. Un quadro che \u00e8 come avventurarsi in un roveto ardente, per intensit\u00e0 e per luminosit\u00e0.<\/strong><br \/>\nAlla fine della mostra resta impressa la sensazione di aver avuto davanti agli occhi qualcosa che incorpora una dimensione di vastit\u00e0. Vastit\u00e0 come larghezza e anche come profondit\u00e0. Vastit\u00e0 come espressione fisica e visibile della grandezza. Vastit\u00e0 che consiste in Bacon nell&#8217;osare ad oltranza, chiedendo alla pittura qualcosa che travalica la pittura stessa. <\/p>\n<p>La mostra dura solo sino al 3 settembre. Poi si sposta modificata al Guggenheim di Bilbao. L&#8217;occasione \u00e8 data anche dalla pubblicazione del monumentale catalogo ragionato a cura si Martin Harrison (cinque volumi, 1400 euro). Il catalogo della mostra, edizioni Albin Michel, \u00e8 ricco, peccato che non si siano fatte schede delle opere e che l&#8217;elenco di quelle esposte non sia completo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vista la mostra di Francis Bacon al Grimaldi Forum di Montecarlo. Certamente, fino a questo punto, la mostra pi\u00f9 bella dell&#8217;anno. 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