{"id":41,"date":"2008-07-01T22:18:23","date_gmt":"2008-07-01T22:18:23","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=41"},"modified":"2008-07-01T22:18:23","modified_gmt":"2008-07-01T22:18:23","slug":"ritratti-senza-ombre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=41","title":{"rendered":"Ritratti, tremendi ritratti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/sebastiano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-43\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/sebastiano.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/sebastiano.jpg 574w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/sebastiano-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 Andrea Doria, dipinto dal Bronzino; c\u2019\u00e8 Federico da Montefeltro, dipinto da Giusto di Gant; c\u2019\u00e8 Federico III. Elettore di Sassonia, dipinto da D\u00fcrer; c\u2019\u00e8 Raffaello, che si \u00e8 fatto il ritratto con a fianco il suo maestro di scherma; c\u2019\u00e8 Camilla Gonzaga, contessa di San Secondo, immortalata dal Parmigianino; c\u2019\u00e8 il profilo senza tempo che Piero della Francesca fece a Sigismondo Malatesta. L\u2019elenco potrebbe continuare a lungo, perch\u00e9 la mostra del Ritratto nel rinascimento, in questi mesi al Prado (sino al 7 settembre; poi dal 15 ottobre alla National Gallery di Londra) \u00e8 certamente una sfilata impressionante di capolavori. Ma \u00e8 anche un incontro, un vis \u00e0 vis con un\u2019infinit\u00e0 di personaggi che hanno, poco o tanto, cambiato la storia.<br \/>\nRicordo l\u2019impressione ricevuta entrando a Palazzo Venezia, a Roma, in occasione della recente stupenda mostra di Sebastiano del Piombo. Nel grande salone dove erano stati raccolti i ritratti del grande pittore (tra gli altri spiccava anche l\u00ec un Andrea Doria), si aveva l\u2019impressione prepotente di aver a che fare con uomini che tenevano il mondo nel pugno. Il ritratto nel Rinascimento aveva proprio questa funzione di rappresentazione non tanto di un ruolo quanto di una capacit\u00e0 di dominare la storia. Non era pensato a memoria dei posteri, era un\u2019operazione pensata strategicamente per consolidare l\u2019egemonia e la gloria presente. Cos\u00ec restava poco o nessuno spazio per l\u2019intimismo e la psicologia; il ritratto non era mai un fatto privato, era un\u2019operazione scopertamente pubblica. Tutti dovevano vedere, tutti dovevano sapere. Lo stesso Filippo II, con quel suo carattere ombroso e introverso, con quel volto un po\u2019 troppo flaccido, passato attarverso il pennello e le tele di Tiziano si trasfigura in una sagoma inscalfibile, acquisice una saldezza che intimoriva e riempiva di meraviglia. Il ritratto, nel Rinascimento, \u00e8 quindi una sorta di consacrazione.<br \/>\nMa alla mostra di Madrid c\u2019\u00e8 un piccolo, straordinario capolavoro che sembra andare in controtendenza. E\u2019 un gioiello arrivato da Bruges, dipinto dal pi\u00f9 grande pittore fiammingo del 1400, Jan Van Eyck, e rappresenta la moglie dell\u2019artista. Evidentemente si tratta di un quadro privato: la donna, Margaretha, guarda fissa \u201cnell\u2019obiettivo\u201d, cio\u00e8 negli occhi del marito che la sta dipingendo. Sembra che intrattenga con lui un dialogo esclusivo, che sguardi estreni non siano stati neppure messi nel conto. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<br \/>\nMargaretha in quel 1439 aveva 33 anni, anche se obiettivamente ne dimostra qualcuno di pi\u00f9. \u00c8 vestita con eleganza un po\u2019 troppo sontuosa per essere una ricca borghese delle fiorentissime Fiandre di quegli anni. Ha l\u2019abito bordato di pelliccia, che era un requisito tipico della nobilt\u00e0. Tipico, ma evidentemente non pi\u00f9 esclusivo. Quel che pi\u00f9 colpisce l\u2019occhio \u00e8 per\u00f2 quell\u2019elaboratissimo copricapo che Van Eyck dipinge con la minuzia implacabile di un miniatore. Tanta \u00e8 la precisione che verrebbe la tentazione di guardare quei particolari attraverso un microscopio per sorprendere almeno qualche sbavatura. Se lo si osserva con attenzione, si scopre che l\u2019arricciatura di quel velo \u00e8 fatta di ben sette strati e che Van Eyck l\u2019ha dipinto con una determinazione, quasi volesse ostentare un simbolo. Dovevano essere ben rari veli di quella ricchezza: cos\u00ec alla fine viene il dubbio che quel ritratto cos\u00ec intimo, abbia, come tutti gli altri capolavori che lo circondano nelle sale del Prado, un\u2019identica funzione: rendere pubblico uno status conquistato. Il pi\u00f9 grande pittore fiammingo non era pi\u00f9 semplicemente un iscritto alla corporazione di un pur nobile mestiere. Era un mattatore del suo tempo. Un protagonista. Un borghese capace di guardare lontano e consapevole di avere il mondo ai suoi piedi. Per questo tutti dovevano guardare, contare e ammirare i stette veli del copricapo di sua moglie Margaretha.<br \/>\n<em>Scritto per Monsieur<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 Andrea Doria, dipinto dal Bronzino; c\u2019\u00e8 Federico da Montefeltro, dipinto da Giusto di Gant; c\u2019\u00e8 Federico III. 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