{"id":3921,"date":"2015-08-29T18:23:03","date_gmt":"2015-08-29T18:23:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3921"},"modified":"2015-08-31T08:21:41","modified_gmt":"2015-08-31T08:21:41","slug":"3921","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3921","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;arte contemporanea ha fatto breccia al Meeting"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono tante riflessioni che si possono fare in merito al successo davvero inatteso della mostra portata al Meeting di Rimini sull&#8217;arte contemporanea (20mila visitatori in sei giorni, cataloghi esauriti in quattro&#8230;). Provo a riassumerne alcune.<\/p>\n<p><strong>1. L&#8217;arte contemporanea si \u00e8 dimostrata in grado di far breccia in un pubblico normale sostanzialmente digiuno da frequentazioni con mostre e biennali varie<\/strong> in parte anche pi\u00f9 o meno prevenuto. Perch\u00e9 fa breccia? L&#8217;arte contemporanea ha come caratteristica quella di dover trovare sempre nuove formule per dire cose che sono molte volte cose di sempre. Ma in questo scovare formule nuove produce un effetto spiazzamento che colpisce, che sollecita emotivamente, che mette in movimento intelligenze e sensibilit\u00e0. Tra i commenti, tanti, che hanno costellato la mostra, uno mi \u00e8 sembrato particolarmente azzeccato: l&#8217;esperienza della mostra provocava una sorta di &#8220;decentramento&#8221; nelle persone. \u00c8 quello suscitato da chi ammette di essere stato portato a vedere le cose da un punto di osservazione del tutto imprevisto, ma molto pi\u00f9 acuto e profondo di quanto prevedessimo. Uno sguardo, quello suggerito dagli artisti, che non smantella il nostro ma lo rimette in movimento. Alla ricerca. Tener vivo il fuoco, come recitava il titolo, vuol dire proprio questo. Per tenerlo vivo non ci si pu\u00f2 ripetere, si deve essere sempre nuovi&#8230; \u00c8 il pubblico ha capito il fascino di chi si prende il rischio di inoltrarsi nel &#8220;nuovo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>2. Se ha fatto breccia \u00e8 anche grazie al dispositivo della mostra prevedeva una narrazione delle opere, <\/strong>che quindi invece di blindare le opere nell&#8217;enigmaticit\u00e0 di linguaggi critici incomprensibili, forniva delle chiavi, delle ipotesi per entrarci. Non era un dispositivo critico, quindi, ma semplicemente narrativo, che poi lasciava al visitatore la libert\u00e0 di approfondire e di farsi coinvolgere. <\/p>\n<p><strong>3. L&#8217;arte \u00e8 sempre stata &#8220;bene comune&#8221; anche quando principi e papi ne incameravano il meglio nei loro palazzi. <\/strong>Ma le chiese, le piazze hanno sempre parlato a tutti, e per tutti. Bernini ha riplasmato Roma cambiando l&#8217;immaginario della citt\u00e0. Michelangelo il David lo ha messo in piazza. Giotto e Masaccio erano fruibili da tutti. Ora non si vede perch\u00e9 nel nostro tempo, che vorrebbe essere il pi\u00f9 democratico ed egualitario, l&#8217;arte debba essere diventata materia di pochi. Affare per un&#8217;\u00e9lite. Roba da cerchio magico. La mostra di Rimini riporta l&#8217;arte davanti allo sguardo e al giudizio dell&#8217;uomo comune. La rimette in piazza. Credo ci sia da guadagnarci per tutti. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono tante riflessioni che si possono fare in merito al successo davvero inatteso della mostra portata al Meeting di Rimini sull&#8217;arte contemporanea (20mila visitatori in sei giorni, cataloghi esauriti in quattro&#8230;). Provo a riassumerne alcune. 1. 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