{"id":3910,"date":"2015-08-10T10:37:27","date_gmt":"2015-08-10T10:37:27","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3910"},"modified":"2015-08-10T11:46:32","modified_gmt":"2015-08-10T11:46:32","slug":"biennale-2015-vademecum-per-una-biennale-da-non-perdere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3910","title":{"rendered":"Biennale 2015. Vademecum per una Biennale da non perdere"},"content":{"rendered":"<p>Il primo segno di questa Biennale sono le voci. Come la voce che ti accoglie sin dal prologo dove all\u2019ingresso del padiglione centrale ai Giardini \u00e8 stato \u201cinstallato\u201d Fabio Mauri. <strong>\u00c8 la voce di Pasolini (che compare in una foto su tela con Mauri stesso) che legge La Guinea.<\/strong> Voce sottile, tagliente, pudicamente ultimativa. Voce che propone il primo confronto con la storia:<br \/>\n\u00abL\u2019Europa \u00e8 cos\u00ec piccola, non poggia<br \/>\nche sulla ragione dell&#8217;uomo, e conduce<br \/>\nuna vita fatta per s\u00e9, per l&#8217;abitudine,<br \/>\nper le sue classicit\u00e0 sparute\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4-300x300.jpg\" alt=\"foto(4)\" width=\"300\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3916\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4-300x300.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4-150x150.jpg 150w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/foto4.jpg 1936w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Seguono poi le voci ininterrotte che popolano l\u2019Arena,<\/strong> spazio centrale progettato da David Adjaye, vero fulcro di questa Biennale, dove sotto la regia di Isaac Julien si procede alla lettura del Capitale di Marx, ma dove s\u2019alternano tante altre voci, a tenere sempre pieni e soprattutto vivi questi spazi.<br \/>\n\u00c8 una Biennale forte questa di Okwui Enwezor. Una Biennale senza fronzoli, che pone la questione del futuro affrontando i nodi irrisolti del passato, dei tanti passati del mondo. La Biennale non va mai approcciata con l\u2019idea di capire tutto: \u00e8 un\u2019esperienza un po\u2019 immersiva, in cui bisogna lasciarsi anche un po\u2019 andare. Le resistenze preventive vanno lasciate da parte.<br \/>\nAlla Biennale bisogna sempre mettere in conto di vedere cose belle e cose meno belle. Un po\u2019 di \u201cpaccottiglia\u201d finisce sempre, inevitabilmente, nel pacchetto\u2026 Ma <strong>questa Biennale ha una regia forte, mossa da una vera urgenza intellettuale,<\/strong> che tiene su anche le cose pi\u00f9 deboli, e che alla fine lascia un segno. Colpisce, emoziona, propone affondi inattesi e difficilmente dimenticabili.<br \/>\nAnche all\u2019Arsenale Enwezor ha chiesto e cercato molte voci dal vivo. Durante la giornata si palesavano i cantanti di Allora &#038; Calzadilla, che intonavano \u201c a cappella\u201d un oratorio che Jone Coleman ha costruito su uno spartito della Creazione di Haydn. Bellissimo. <strong>C\u2019erano le voci, strepitose del video di Sonya Boyce, inglese,<\/strong> che con Exquisite Cacophony propone una performance con due vocalist che dialogano a ritmo di scatt jazz, con un affondo sociale di sapore dadaista. <strong>Altro sonoro che incrocia contemporaneit\u00e0 e passato \u00e8 quello di Theaster Gates, artista di Chicago,<\/strong> che all\u2019Arsenale ha portato un po\u2019 di resti della chiesa abbandonata di St.Laurence, nei sobborghi poveri di Chicago. C\u2019\u00e8 la parte fatta con le tegole del tetto, ci sono frammenti d\u2019organo, la statua in cemento di san Lorenzo, una campana: e nel video, tra i ruderi della chiesa, uno spiritual viene accompagnato da assi altri resti usati come strumenti musicali (una performance fatta anche dal vivo in giro per Venezia). Un\u2019installazione bellissima, in stile papa Francesco (tiolo: Gone are Days of Shelter and Martyr).  Anche uno schiaffo ad una chiesa americana che si \u00e8 preoccupata solo di valori morali e di ricchi\u2026<br \/>\n<strong>Commovente il video double face di Steve McQueen,<\/strong> con la storia dell\u2019amico pescatore di Grenada, ucciso per aver scoperto un deposito di droga su una spiaggia. Su una faccia c\u2019\u00e8 lui che naviga felice; sull\u2019altra ci sono gli amici che lo raccontano mentre gli costruiscono la tomba (e accarezzano la croce, sulla tomba\u2026).<br \/>\n<strong>Poi c\u2019\u00e8 lo stupendo cantiere di Oscar Murillo, <\/strong>colombiano, che con Frequencies, dal 2013 porta tele in scuole di mezzo mondo, perch\u00e9 gli studenti vi dipingano la loro quotidianit\u00e0. Alla Biennale sono disposte in ordine sparso su una decina di tavoli con tracciate sopra le relative carte geografiche. Le si aprono e le si maneggiano.<br \/>\n<strong>C\u2019\u00e8 anche chi dipinge, come Gedi Sibony, newyorkese,<\/strong> che lavora su fogli di alluminio presi da depositi di camion abbandonati. Dipinge e restituisce inatteso splendore a quegli oggetti perduti. <strong>Sono dipinte le preziose mappe dei profughi della vietnamita Tiffany Chung.<\/strong> E sono ovviamente dipinte <strong>le otto immense tavole di Georg Baselitz:<\/strong> autoritratti nudi, di cinque metri, che richiamano l\u2019idea di un brutale punto zero da cui deve ripartire la civilt\u00e0.<br \/>\n<strong>Una Biennale viva, con pochi intellettualismi, a tasso zero di esoterismo.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo segno di questa Biennale sono le voci. Come la voce che ti accoglie sin dal prologo dove all\u2019ingresso del padiglione centrale ai Giardini \u00e8 stato \u201cinstallato\u201d Fabio Mauri. \u00c8 la voce di Pasolini (che compare in una foto su tela con Mauri stesso) che legge La Guinea. Voce sottile, tagliente, pudicamente ultimativa. 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