{"id":3859,"date":"2015-06-14T11:46:41","date_gmt":"2015-06-14T11:46:41","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3859"},"modified":"2015-06-14T17:16:53","modified_gmt":"2015-06-14T17:16:53","slug":"lopera-darte-come-liberazione-quattro-situazioni-da-vedere-o-leggere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3859","title":{"rendered":"L&#8217;opera d&#8217;arte come liberazione. Quattro situazioni da vedere (o leggere)"},"content":{"rendered":"<p><em>A maggio con Vita abbiamo fatto (grazie al lavoro di Anna Spena, in particolare, e di Marta Cereda e Daniele Capra) una copertina che lanciava la domanda \u201cL&#8217;arte pu\u00f2 salvare il mondo?&#8221;. In scia allo spunto di quel numero, ho intercettato molte suggestioni che meritano, secondo me, di finire in un ideale taccuino, in vista di una continuazione di quel lavoro avviato. Ecco alcune di quelle suggestioni, molto libere e assolutamente trasversali. <\/em><br \/>\n*************************************************************************************************<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/animale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/animale-300x252.jpg\" alt=\"animale\" width=\"300\" height=\"252\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3862\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/animale-300x252.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/animale-1024x862.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Uomini come cibo. <\/strong><br \/>\n\u00c8 geniale il tema che Luca Santiago Mora ha dato ai ragazzi del suo Atelier dell\u2019Errore per il lavoro di quest\u2019anno, ribaltando il tema dell\u2019Expo, cos\u00ec come loro con le loro opere ribaltano qualsiasi gerarchia nella scala della produzione artistica. Come sempre negli Atelier che sono diventati tre (quello storico di Reggio, quello di Bergamo, e quello iniziato da quest\u2019anno per gli allievi che hanno superato i 18 anni e che \u00e8 stato ospitato alla Fondazione Maramotti di Reggio Emilia), soggetto unico sono gli animali. Animali fantastici, a cui i ragazzi assegnano nomi che meriterebbero un\u2019antologia. Ma quest\u2019anno il tema del mangiare gli uomini ha fatto scattare nella fantasia dei ragazzi una potenza inedita. A tratti davvero travolgente. La mostra apre il 18 giugno, sostenuta da Maramotti che ha sposato pienamente il progetto, in un palazzo centralissimo di Milano, in via Monte di Piet\u00e0, 23. Si tiene su cinque piani. Ho avuto la fortuna di vederla in anteprima. \u00c8 assolutamente imperdibile. \u00c8 la vita che torna ad occupare fisicamente la citt\u00e0. (nell&#8217;immagine: <em>VendicatoreDiNotteCheDivorisceDeiCompagniDiClasseIoMiAvvicinoELoroSiAllontananoEDiconoChePuzzo<\/em>)<\/p>\n<p>***************************************************************************************************<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Donatello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Donatello-224x300.jpg\" alt=\"Donatello\" width=\"224\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3866\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Donatello-224x300.jpg 224w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Donatello-764x1024.jpg 764w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Donatello.jpg 1936w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>I tre Crocifissi di Donatello a Padova.<br \/>\n<\/strong> <strong>A proposito della relazione tra l&#8217;arte e la vita,<\/strong> nessuno probabilmente nel passato aveva capito il nesso meglio di Donatello. A Padova ho potuto vedere la mostra dei tre Crocifissi: quello celebre del Santo, affiancato da quello giovanile di Santa Croce e da quello ritrovato pochi anni fa, a Santa Maria dei Servi, sempre a Padova. Ci sono immagini da questa piccola mostra che non ci si toglie pi\u00f9 dagli occhi. La prima: il perizoma di Cristo nel Crocifisso del Santo. Un piccolo straccio di bronzo disperatamente strappato da un vento che scuote la storia. La seconda: il ventre di Cristo, contratto nello spasmo della morte. Dal punto di vista plastico un pezzo di intensit\u00e0 drammatica con pochi paragoni. Bronzo sottoposto a contrazioni esplosive. Un punto di scontro di forze, tra la muscolatura dell\u2019addome e la corona delle costole che sporgono in fuori con uno strappo doloroso.<br \/>\nLa terza immagine: \u00e8 relativa all\u2019altro Crocifisso padovano, che \u00e8 in legno, e che \u00e8 stato recuperato eccezionalmente nella policromia originale. La linea del muscolo della coscia e il rossore del ginocchio sono di una verosimiglianza carnale che quasi domanda una carezza. La quarta immagine: il clamoroso retro di questo stesso Crocifisso che l\u2019allestimento lascia giustamente libero. Il corpo di Cristo \u00e8 completamente nudo, e schiena e natiche sono intagliate con una delicatezza che toglie il respiro. Ma come sempre quello che spiazza \u00e8 la libert\u00e0 di Donatello, che affronta l\u2019iconografia senza retorica e senza moralismi (ovvero quando il cattolicesimo non aveva il complesso culturale del corpo e della carne\u2026)<\/p>\n<p>************************<br \/>\n<strong>Longhi e il senso dell&#8217;opera d&#8217;arte.<br \/>\nLetto il libricino con le <em>Proposte per un critica d\u2019arte<\/em> di Roberto Longhi<\/strong> (ed. Portatori d\u2019acqua, con prefazione \u2013 bella &#8211; di Giorgio Agamben). A proposito della relazione tra Arte e vita, cito questo passaggio di Longhi: \u00ab\u00c8 dunque il senso dell\u2019apertura di rapporto che d\u00e0 necessit\u00e0 alla risposta critica. Risposta che non involge soltanto il nesso tra opera e opere, ma tra opera e mondo, socialit\u00e0, economia, religione, politica e quant\u2019altro occorra. Qui \u00e8 il fondo di un nuovo antiromanticismo illuminato, semantico, terebrante, analitico, empirico o quel che volete, purch\u00e9 non voglia svagare. L\u2019opera d\u2019arte \u00e8 una liberazione, ma perch\u00e9 \u00e8 una lacerazione di tessuti propri e alieni. Strappandosi non sale in cielo, resta nel mondo. Tutto perci\u00f2 si pu\u00f2 cercare in essa, purch\u00e9 sia l\u2019opera ad avvertirci che bisogna andare a trovarlo, perch\u00e9 qualcosa ancora manca al suo pieno intendimento\u00bb.<\/p>\n<p>************************<br \/>\n<strong>Matisse e il suo maestro.<br \/>\nSto leggendo <em>L\u2019intervista perduta<\/em> di Matisse con Pierre Courthion.<\/strong> \u00c8 un libro a cui Matisse lavor\u00f2 tanto e che alla fine non volle pubblicare. Oggi esce per l\u2019editore che lo allora lo aveva (invano) commissionato, Skira. Matisse vi racconta ad esempio il suo rapporto con Gustave Moreau, suo maestro. \u00abPer lavorare con Moreau bisognava avere talento e temperamento per tenergli testa. Mi ha strapazzato spesso. Mi diceva: \u201cLei semplifica troppo la pittura\u201d. Ma duceva anche: \u201cNon mi presti ascolto. Quel che dico non ha importanza. Un professore non \u00e8 niente. Faccia quello che vuole, questa \u00e8 la cosa principale. Tutto quello che fa mi piace pi\u00f9 di quello che fanno altri e che non sgrido\u201d\u00bb. Cos\u00ec fa un vero maestro\u2026<\/p>\n<p>************************<br \/>\n<strong>Post scriptum: Visita di Alessandro Mendini a Casa Testori<\/strong> per la mostra su Bonvesin. Con lui anche Fabio Novembre. Bello il riconoscimento di un grande maestro come lui alla vitalit\u00e0 dei giovani illustratori. \u00abSono pi\u00f9 avanti di noi designer\u00bb, ha detto. Bel segno di libert\u00e0 intellettuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A maggio con Vita abbiamo fatto (grazie al lavoro di Anna Spena, in particolare, e di Marta Cereda e Daniele Capra) una copertina che lanciava la domanda \u201cL&#8217;arte pu\u00f2 salvare il mondo?&#8221;. 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