{"id":3835,"date":"2015-05-27T07:37:13","date_gmt":"2015-05-27T07:37:13","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3835"},"modified":"2015-05-31T12:16:49","modified_gmt":"2015-05-31T12:16:49","slug":"la-pieta-riscoperta-di-schiena","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3835","title":{"rendered":"La Piet\u00e0 riscoperta di schiena"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo \u00e8 l&#8217;articolo scritto per Alias e pubblicato domenica 24 maggio<\/em><br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Michelangelo aveva mancato il suo appuntamento con Milano nel 1561. <\/strong>Papa Pio IV avrebbe voluto che fosse infatti lui a progettare la tomba in Duomo per il fratello Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino. Michelangelo aveva declinato l\u2019invito, ma aveva suggerito il nome di chi poteva sostituirlo: Leone Leoni. Il monumento, nel transetto destro della cattedrale respira michelangiolismo a pieni polmoni, al punto da far pensare che Leoni avesse lavorato sulla base di uno schizzo del maestro. L\u2019appuntamento di Michelangelo con Milano per\u00f2 non fu annullato, ma spostato di quattro secoli. Nel 1952 infatti la citt\u00e0, anche grazie a risorse arrivate da una sottoscrizione popolare, comper\u00f2 l\u2019ultima scultura di Michelangelo, messa sul mercato dagli eredi della famiglia Rondanini, da cui viene il nome della Piet\u00e0. C\u2019erano numerosi musei stranieri disposti a comperarla, ma l\u2019opera era notificata e quindi non poteva lasciare l\u2019Italia. Questo contribu\u00ec a far scendere il prezzo e rese possibile al sindaco di Milano Virginio Ferrari di portare a termine l\u2019operazione, pagando il capolavoro 135milioni. <\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 Milano si mobilit\u00f2 per avere Michelangelo? <\/strong>La ragione \u00e8 interna a una coscienza civile a cui oggi si guarda con un po\u2019 di nostalgia: un grande centro deve saper mettere i suoi cittadini nella condizione di poter confrontarsi e conoscere i grandi protagonisti dell\u2019arte italiana. E a Milano, che poteva contare gi\u00e0 su Leonardo, Raffaello e Caravaggio, mancava proprio il genio di Caprese.<br \/>\n<strong>Arriv\u00f2 dunque Michelangelo, il primo novembre 1952, dopo un viaggio abbastanza travagliato in treno, con tre trasbordi.<\/strong> Il capolavoro di Michelangelo venne sistemato nella cappella ducale del Castello, dopo un serrato dibattito che aveva visto come protagonista Fernanda Wittgens, la leggendaria sovrintendente di Brera la quale sosteneva, pur essendo assolutamente laica, che la Piet\u00e0 dovesse finire in qualche storica chiesa milanese. Vinse invece l\u2019ipotesi dei musei civici del Castello. Dove in quel periodo erano in corso i lavori per un nuovo allestimento, progettato dal gruppo BBPR. A loro dunque tocc\u00f2 di progettare la sistemazione definitiva della Piet\u00e0. Si scelse l\u2019ipotesi di trovare spazio nella grande Sala degli Scarlioni, che era stata destinata alla scultura lombarda, e in particolare al Bambaia. <\/p>\n<p>Costantino Baroni, allora direttore dei Musei, aveva chiesto ai progettisti di immaginare uno spazio che separasse Michelangelo dal resto delle opere esposte e fosse capace di \u00absuscitare l\u2019impressione di un raccoglimento quasi religioso attorno al grande capolavoro\u00bb. L\u2019input venne seguito con decisioni anche molto ardite, come quella di <strong>abbassare il piano del pavimento di quasi due metri, con connessa distruzione delle sottostanti volte quattrocentesche. <\/strong>Una grande nicchia in pietra serena isolava il capolavoro di Michelangelo dal contesto, una contronicchia rivestita in legno di ulivo, stimolava quel clima di raccoglimento richiesto da Baroni. L\u2019allestimento ha subito fatto epoca suscitando entusiasmi, ma anche qualche perplessit\u00e0, come quelle di Franco Russoli, direttore di Brera (\u00abquinte elaborate e frammentarie\u00bb)<strong> e qualche attacco feroce, come quello della battagliera Wittgens.<\/strong> Qualche anno fa, una laureanda dell\u2019Universit\u00e0 Statale, Maria Cecilia Cavallone, per il lavoro di testi trascrisse e pubblic\u00f2 una lettera della Wittgens a Clara Valenti, datata 16 aprile 1956. Il testo \u00e8 di una virulenza memorabile: \u00abDa gioved\u00ec, giorno dell\u2019inaugurazione con Gronchi, a sabato, inaugurazione per l\u2019\u00e9lite culturale milanese, imperversa nel mondo sensibile di Milano la reazione ai Musei del Castello, sistemati come \u201cfiera\u201d, e particolarmente alla indegna esposizione della \u201cPiet\u00e0\u201d entro un\u2019edicola che ricorda\u2026 un vespasiano!\u00bb.<\/p>\n<p>Il giudizio della Wittgens rest\u00f2 per\u00f2 minoritario e con il passare degli anni l&#8217;allestimento dei BBPR consolid\u00f2 consensi e prestigio, sino a rivestirsi di un&#8217;aura di intoccabilit\u00e0. Tra i pochi a contestare l&#8217;allestimento ci fu <strong>Henry Moore, che attacc\u00f2 duramente l&#8217;arca romana usata come basamento <\/strong>e le geometrie dei blocchi di pietra serena che secondo lui disturbavano la vista della Piet\u00e0.<br \/>\nCon il tempo, poco alla volta, piccoli interventi dettati da diverse ragioni hanno modificato in maniera profonda il gioco di equilibri organizzato dai progettisti. Ringhiere di sicurezza sugli scalini e un affollamento di nuove sculture arrivate a ricomporre la Tomba di Gaston de Foix, capolavoro del Bambaia. <strong>Le foto mostrano un microcosmo profondamente cambiato, al punto che nel 1999 il Comune di Milano band\u00ec un concorso internazionale per una risistemazione della Sala degli Scarlioni.<\/strong> Vinse Alvaro Siza, ma il progetto che prevedeva il ripristino della quota del pavimento originale rimase lettera morta, anche per i veti che subito si alzarono dal mondo accademico. I problemi per\u00f2 restavano. La Piet\u00e0 era di fatto inaccessibile ai disabili e pagava anche un isolamento che la marginalizzava in ogni senso: paradossale destino per un&#8217;opera che era stata acquisita con sottoscrizione popolare. <\/p>\n<p>Ci \u00e8 voluto un assessore alla Cultura che fosse architetto e docente al Politecnico per sbloccare la situazione. <strong>A settembre 2012 Stefano Boeri apr\u00ec infatti con determinazione il &#8220;fascicolo&#8221; di una  nuova sistemazione della Piet\u00e0.<\/strong> Fortuna volle che immediatamente venne individuata una collocazione ideale in un ambiente affacciato sul grande Cortile delle Armi e che avrebbe dovuto essere destinato a piccolo auditorium. Incaricato del progetto era Michele De Lucchi. <strong>Quando si pales\u00f2 il cambio di destinazione De Lucchi ammette di aver pensato di rinunciare. \u00abHo detto no tre volte, a muso duro\u00bb,<\/strong> racconta. \u00abAddirittura mi sono scoperto di una scortesia che non conoscevo in me. Mi dispiaceva intaccare la sala degli Scarlioni e non mi piaceva l&#8217;aspetto un po&#8217; impersonale della sala che era stata scelta, un&#8217;insignificante costruzione perimetrale lunga e bassa\u00bb. Che cosa ha convinto De Lucchi alla fine ad accettare? Il fatto di una evidente inadeguatezza dell&#8217;allestimento BBPR, innanzitutto. \u00abI visitatori erano costretti ad un percorso molto vincolato e non era possibile vedere l&#8217;opera nella sua completezza. Senza girare intorno alla Piet\u00e0 non si percepisce il dramma anche personale che Michelangelo ha cos\u00ec mirabilmente rappresentato\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui la scelta coraggiosa e innovativa del nuovo allestimento in quello che era l&#8217;Ospedale dei soldati della guarnigione spagnola di stanza al Castello (una struttura per altro coeva alla Piet\u00e0 Rondanini). I visitatori, dopo essere entrati in un piccolo ambiente di decantazione, passano nella grande sala e si trovano la Piet\u00e0 di spalle. <strong>\u00abLa schiena della Madonna \u00e8 quanto di pi\u00f9 espressivo e commovente. Michelangelo ha scolpito questa figura con una curva tracciata nel marmo che appartiene a tutte le epoche dell&#8217;arte\u00bb, dice De Lucchi.<\/strong> \u00abPer questo la sorpresa pi\u00f9 grande ora \u00e8 vedere l&#8217;opera esposta di schiena e dover girare attorno alla statua per ammirarla in tutta la sua meraviglia\u00bb.<\/p>\n<p>Tutto il percorso di riallestimento, guidato dal direttore dei Musei Claudio Salsi e da Giovanna Mori, \u00e8 avvenuto all&#8217;insegna di quella coscienza civile che 63 anni fa aveva permesso che l&#8217;ultimo capolavoro di Michelangelo diventasse patrimonio della citt\u00e0. Le scelte sono state tutte all&#8217;insegna di una sobriet\u00e0 e di un rigore per mettere al centro in ogni modo non solo la visibilit\u00e0 ma anche il valore culturale e umano di un&#8217;opera come la Piet\u00e0. Il pavimento in rovere chiaro scelto da De Lucchi riprende quello che secondo i documenti era il pavimento dell&#8217;ospedale. Gli affreschi recuperati sulle volte, con i cartigli che compongono il Credo, restituiscono anche una dimensione religiosa al luogo: sopra la Piet\u00e0, tra l&#8217;altro, c&#8217;\u00e8 il versetto che riguarda <strong>l&#8217;Ascensione, quasi a richiamare quel movimento \u201cascensionale&#8221; che l&#8217;idea compositiva di Michelangelo misteriosamente contiene.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Anche la parte didattica, affidata a Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, \u00e8 stata realizzata con grande cura<\/strong>, senza che interferisca visivamente sugli equilibri dello spazio. Una guida (Officina Libraria, 8 euro) restituisce al visitatore non solo la storia della Piet\u00e0 e la sua fortuna, ma anche le ragioni di questo nuovo allestimento. La coda ininterrotta di visitatori all&#8217;ingresso \u00e8 poi il miglior test che rende ragione della scelta fatta: 30mila ingressi nei primi dieci giorni, con una ricaduta positiva anche sui numeri di tutti i musei del Castello.<br \/>\nNella sala oltre alla Piet\u00e0 sono esposti il ritratto in bronzo di Michelangelo di Daniele da Volterra e la medaglia che Leone Leoni coni\u00f2 e invi\u00f2 a Michelangelo per ringraziarlo della commessa ricevuta per la tomba del Medeghino in Duomo. Una sorta di sigillo ad un&#8217;operazione di grande valore civile e culturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 l&#8217;articolo scritto per Alias e pubblicato domenica 24 maggio Michelangelo aveva mancato il suo appuntamento con Milano nel 1561. Papa Pio IV avrebbe voluto che fosse infatti lui a progettare la tomba in Duomo per il fratello Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino. Michelangelo aveva declinato l\u2019invito, ma aveva suggerito il nome di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[108,1228,1229,348,1227,414,709],"class_list":["post-3835","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pensieri","tag-castello-sforzesco","tag-claudio-salsi","tag-fernanda-wittgens","tag-michelangelo","tag-michele-de-lucchi","tag-pieta-rondanini","tag-stefano-boeri"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3835"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3835\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3847,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3835\/revisions\/3847"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}