{"id":3755,"date":"2015-02-08T18:55:23","date_gmt":"2015-02-08T18:55:23","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3755"},"modified":"2015-02-08T18:57:20","modified_gmt":"2015-02-08T18:57:20","slug":"borinage-1880-quel-primo-passo-di-van-gogh-nella-pittura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3755","title":{"rendered":"Borinage, 1880. Quel primo passo di Van Gogh nella pittura"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec scorso presentazione del libro di Mariella Guzzoni su Van Gogh con Rocco Ronchi, alla Biblioteca Sormani. Personalmente ho insistito su quel punto chiave della storia di VG che \u00e8 il <strong>momento in cui decide di immaginarsi pittore. \u00c8 il 1879, quando racconta al fratello dell&#8217;incontro con il reverendo Pieterszen<\/strong>, che lo aveva spinto a continuare sulla strada dei disegni realizzati in quei mesi nel Borinage.  Scrive nella lettera: \u00abSpesso sto a disegnare sino a tarda notte per fissare qualche ricordo e per <em>rafforzare i pensieri<\/em> che mi arrivano in mente da soli nel vedere le cose\u00bb. <strong>Rafforzare i pensieri: \u00e8 un&#8217;indicazione chiara quella di Van Gogh.<\/strong> La pittura \u00e8 uno strumento per meglio vedere, che significa rafforzare la presa di pensiero sulla realt\u00e0. L&#8217;anno dopo il 24 giugno 1880, scrive un&#8217;altra lettera, la prima in francese, di una lucidit\u00e0 ancora pi\u00f9 decisiva: \u00abJ&#8217;ai prefer\u00e9 une m\u00e9lancholie active qui aspire, qui esp\u00e8re et qui cherche \u00e0 celle qui morne et stagnante d\u00e9sesp\u00e8re\u00bb. la malinconia che che spera, che aspira e che cerca: \u201cOra sono in cammino\u201d scrive non a caso nel settembre di quell&#8217;anno, poco prima di lasciare il Borinage e andare a Bruxelles per un corso di pittura.<br \/>\nSi capisce qual \u00e8 la necessit\u00e0 di essere pittore, <strong>che va oltre la rappresentazione dei soggetti, ma come ha detto bene Ronchi, riguarda l&#8217;apparire dei soggetti.<\/strong> La pittura di VG \u00e8 una pittura dell&#8217;apparire, non di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 apparso. O meglio la sua pittura porta in superficie l&#8217;apparire di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 apparso. Quella condizione che \u00e8 slegata alla contingenza e che trova una chiave sintetica in un&#8217;altra parola suggerita da Van Gogh in una sua lettera del 1883: \u00absar\u00f2 pittore, uomo o cane, enfin un uomo con sensibilit\u00e0\u00bb. La pittura di Van Gogh parla una lingua che alla fine va oltre se stessa, <strong>si libera da se stessa, perch\u00e9 si trasfigura in sensibilit\u00e0. Una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 larga, un&#8217;aura, un accensione.<\/strong> Anche Testori nella introduzione al volumetto con tutte le opere di VG di Sansoni, scrive che VG rappresenta l&#8217;atto finale della pittura. Per questo pensare che l&#8217;espressionismo sia quel che da Van Gogh discende \u00e8 assolutamente fuorviante. Piuttosto ci vedo Klein e la sua folle idea di vendere sensibilit\u00e0 artistica. (Tutti ragionamenti possibili grazie agli spunti che un buon libro garantisce. E quello di Mariella Guzzoni \u00e8  appunto un buon libro) .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec scorso presentazione del libro di Mariella Guzzoni su Van Gogh con Rocco Ronchi, alla Biblioteca Sormani. 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