{"id":3692,"date":"2015-01-05T16:47:04","date_gmt":"2015-01-05T16:47:04","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3692"},"modified":"2015-01-09T17:42:01","modified_gmt":"2015-01-09T17:42:01","slug":"abbuffata-di-mostre-alla-torinese","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3692","title":{"rendered":"Abbuffata di mostre alla torinese"},"content":{"rendered":"<p><em>Una giornata torinese con Angela, Teo, Ale e Carolina. Non ci siamo fatti mancare niente&#8230;<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/image.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/image-300x200.jpg\" alt=\"image\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3694\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/image-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/image.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/832153131542d398378552-1024x656.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/832153131542d398378552-1024x656-300x192.jpg\" alt=\"832153131542d398378552-1024x656\" width=\"300\" height=\"192\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3703\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/832153131542d398378552-1024x656-300x192.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/832153131542d398378552-1024x656.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Castello di Rivoli.<\/strong> Sempre cos\u00ec bello e cos\u00ec vuoto\u2026 un vero delitto non riuscire a farlo decollare. <strong>Siamo l\u00ec per Sophie Calle,<\/strong> per le recensioni lette e per una bella e dettagliatissima mail ricevuta da Giulietta Riva dopo la visita alla mostra. Che \u00e8 bellissima, disposta con molto amore e molto pudore, con piena consapevolezza della delicatezza del tema e del rischio di cedere a un voyeurismo. <strong>Souci \u00e8 la parola chiave, l\u2019ultima detta dalla mamma di Sophie prima di morire,<\/strong> che \u00e8 una parola tenera e imprendibile. Souci \u00e8 preoccupazione, inquietudine (ma la madre la pronuncia con un \u201cnon\u201d davanti: non dovete preoccuparvi per me); ed \u00e8 anche prendersi cura, avere a cuore. Ricamata sulle gentili tende divisorie tra le stanze, rievocata ovunque e in tutte le forme, \u00e8 un po\u2019 la risposta all\u2019immagine sempre ritornante della\/delle tombe. <strong>Souci \u00e8 quell\u2019alito alito di tenerezza che sopravvive alla morte della madre e che \u00e8 cos\u00ec reale, da prendere questa forma di percorso\/mostra.<\/strong> E diventando addirittura fatto pubblico, non pi\u00f9 privato. Bellissima mostra, non perdetela.  Dimostra quanto gli artisti di oggi sappiano spesso inoltrarsi nelle fibre pi\u00f9 intime e segrete della vita. Non solo della loro.<br \/>\n(A margine: <strong>la mostra si apre con i video gi\u00e0 noti girati da Sophie Calle a Istanbul, <\/strong>filmando cinque persone semplici che per la prima volta vedono il mare, pur abitandovi a pochi chilometri. Mi viene in mente quella pagina stupenda di don Giussani in cui immaginava lo sguardo di un uomo che avesse la ventura di nascere con la coscienza gi\u00e0 di un adulto. Il video \u00e8 quella \u201ccosa\u201d l\u00ec, quella commozione l\u00ec).<\/p>\n<p><strong>Al Castello c\u2019\u00e8 pure Manifesta Intenzione<\/strong>, una rassegna dedicata al \u201cdisegno in tutte le sue forme\u201d. Non mi soffermo, ma la sala finale con i meravigliosi video di Kentridge alle prese con i disegni da sola vale la visita. Si capisce che per disegnare si deve essere un po\u2019 maliardi. <\/p>\n<p>###################################################################################<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/licht2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/licht2-213x300.jpg\" alt=\"licht2\" width=\"213\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3700\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/licht2-213x300.jpg 213w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/licht2-727x1024.jpg 727w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/licht2.jpg 1894w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><br \/>\n<strong>Gam. La sorpresa della giornata \u00e8 la mostra su Lichtenstein.<\/strong> &#8220;Opera prima&#8221; (titolo della mostra) significa che \u00e8 un\u2019indagine sulla genesi delle sue opere, e quindi ancora una volta sul disegno e sul pensiero che vi sottost\u00e0.  Sorpresa, perch\u00e9 di Lichtenstein sembra di aver visto anche troppo. \u00c8 tutto sempre cos\u00ec dichiarato, sempre estrinseco, anche programmaticamente piatto, che non si capisce cosa ci sia da scoprire.  <strong>Invece c\u2019\u00e8 da scoprire la genesi di immagini che diventano semplici grazie ad un processo molto determinato e lucido di semplificazione. <\/strong>Lo spazio dentro nel quale opera prima di essere tela \u00e8 una specie di cella, riquadrata dentro i fogli di carta, in cui, come lui diceva, \u201cgli oggetti sono segni da organizzare, collegare e ricostruire in una visione unificata\u201d. E, ovviamente, assolutamente bidimensionale. <strong>Oserei sostenere che il cantiere delle immagini in Lichtenstein \u00e8 pi\u00f9 affascinante delle immagini finali.<\/strong> \u00c8 affascinante il percorso di strutturazione delle immagini, che \u00e8 un percorso per fare \u201cquadrare\u201d l\u2019opera, accettando tutta le complessit\u00e0 e le implicazioni connesse, ma senza mai \u201ccomplicare\u201d l\u2019immagine. L\u2019apparenza volutamente effimera dell\u2019esito, in realt\u00e0 nasconde un lavoro di messa a fuoco compositiva, che probabilmente ne spiega l\u2019energia iconica.<br \/>\nSono tanti i cantieri interessanti di cui siamo resi partecipi.<strong> Il pi\u00f9 bello, per me \u00e8 quello per Shipboard girl (immagine qui sopra), una sua celebre opera del 1965.<\/strong> Il \u201cseparation drawing for red\u201d, cio\u00e8 l\u2019emersione grafica delle sole parti che nell\u2019opera finale dovevano andare in rosso, da una parte documenta il rigore del percorso di Lichtenstein, dall\u2019altra lascia pensare che il non detto, che il rosso solo evocato, che il sorriso lasciato a mezza bocca, sia alla fine qualcosa di pi\u00f9 compiuto (nel senso di pi\u00f9 sinteticamente semplice) che non l\u2019immagine finale. <\/p>\n<p><strong>Alla Gam anche Cecily Brown.<\/strong> \u00c8 una delle esponenti pi\u00f9 in vista di una nuova figurazione. C\u2019\u00e8 in lei un mix di carnalit\u00e0 che si scioglie in lirismo selvaggio. Certamente interessante, vitale, anche coraggiosamente oltranzista. Non so quanto alla fine un po\u2019 avvitata su se stessa (\u00e8 un po\u2019 il destino di tutti i \u201cbaconiani\u201d). Ci voglio pensare su\u2026<\/p>\n<p>###################################################################################<\/p>\n<p><strong>Infine Shit and Die, la mostra curata da Cattelan in occasione di Altissima e allestita a Palazzo Cavour.<\/strong>  Francamente deludente, vecchia per quell\u2019eclettismo cercato a tutti i costi, alla fine abbastanza confusa anche nei suoi tentativi di richiamare componenti dell\u2019antropologia torinese. Insopportabile a tratti in quei rigurgiti di un nichilismo che ha fatto il suo tempo. Molto pi\u00f9 magico, bello, inquietante e anche tenero, il Cattelan visto la mattina nelle raccolte di Rivoli con il bambino (lui stesso?) con le mani inchiodate al banco con due matite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una giornata torinese con Angela, Teo, Ale e Carolina. Non ci siamo fatti mancare niente&#8230; Castello di Rivoli. Sempre cos\u00ec bello e cos\u00ec vuoto\u2026 un vero delitto non riuscire a farlo decollare. 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