{"id":366,"date":"2008-12-10T00:50:51","date_gmt":"2008-12-09T23:50:51","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=366"},"modified":"2008-12-10T00:50:51","modified_gmt":"2008-12-09T23:50:51","slug":"i-tabernacoli-di-burri","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=366","title":{"rendered":"I tabernacoli di Burri"},"content":{"rendered":"<p>Per giudicare se una mostra \u00e8 ben fatta o invece \u00e8 sciatta basta tener d\u2019occhio alcuni piccoli particolari. Prendete la rassegna che la Triennale ha dedicato a Burri. Gran parte delle opere, provenienti dalla Fondazione di Citt\u00e0 di Castello, sono degli ultimi anni. E sono tutti Cellotex, anche nei titoli. Ebbene, vi sfido a trovare anche una sola didascalia in cui si spieghi che cosa sia questo materiale decisivo per il grande maestro umbro.<br \/>\nIntanto rimediamo: il cellotex \u00e8 un materiale povero, anonimo, di uso industriale: particelle di segatura e colla pressate insieme. Burri vi interviene \u00abspellandone\u00bb a tratti la superficie fino a mettere a nudo le fibre, di colore naturale simile alla iuta.<br \/>\nI Cellotex rappresentano un apice di purezza per Burri, perch\u00e9 lo accompagnano verso quella semplificazione estrema cui anelava. Sono supporti e superfici poveri. Ma di una povert\u00e0 che prepara il campo, con calma, a veri inni di splendore. Il ciclo Nero e oro, da questo punto di vista, parla da solo: quadri, tra i pochi moderni, che non stonerebbero dietro ad un altare. Pezzi di cielo bizantino depositati sulla nuda terra. \u00c8 un\u2019ascesi francescana quella di Burri, iniziata sui sacchi-saio. E culminata sulla soglia di questi tabernacoli\u2026. Scriveva Emilio Villa: \u00abBurri rende contenuti maestosi con mezzi addirittura trasandati, consunti, acidi&#8230; Egli ha il sentore delle materie in disuso&#8230; Elabora un&#8217;articolata, flessibile, lucida litania\u00bb.\u00a0 (nell&#8217;immagine <em>Nero e oro<\/em>, 1993)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-369\" title=\"burri\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/burri.jpg?w=300\" alt=\"burri\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/burri.jpg 694w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2008\/12\/burri-300x185.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Qualche domanda cattiva ai curatori: perch\u00e9 far navigare i piccoli multipli nella grande sala centrale del primo piano? Perch\u00e9 nell\u2019ultima sala dello stesso piano, quella con i meravigliosi quadri estremi orizzontali non sono state messe le didascalie? Perch\u00e9 alcune frasi di Burri sono state ripetute pi\u00f9 volte (non se ne trovavano altre?)? Perch\u00e9 non osare una mostra sul secondo Burri, dando una fisionomia pi\u00f9 sensata e ragionata a questa mostra?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per giudicare se una mostra \u00e8 ben fatta o invece \u00e8 sciatta basta tener d\u2019occhio alcuni piccoli particolari. Prendete la rassegna che la Triennale ha dedicato a Burri. Gran parte delle opere, provenienti dalla Fondazione di Citt\u00e0 di Castello, sono degli ultimi anni. E sono tutti Cellotex, anche nei titoli. 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