{"id":3537,"date":"2014-08-14T14:06:58","date_gmt":"2014-08-14T14:06:58","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3537"},"modified":"2014-08-14T17:17:02","modified_gmt":"2014-08-14T17:17:02","slug":"gli-spilli-di-matisse","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3537","title":{"rendered":"Gli spilli di Matisse"},"content":{"rendered":"<p><em><br \/>\nVista la mostra di sui papiers decoup\u00e9s di <a href=\"http:\/\/www.tate.org.uk\/whats-on\/tate-modern\/exhibition\/henri-matisse-cut-outs\" target=\"_blank\">Matisse alla Tate Gallery<\/a>. Ecco alcune annotazioni.<\/em><\/p>\n<p><strong>Sicurezza e sperimentazione.<\/strong><br \/>\nLa mano di Matisse con la forbice va via decisa e sicura. Negli spezzoni filmati si vede che l\u2019assistente gli tiene il foglio di carta per facilitare l\u2019azione, ma lui con le forbici sembra muoversi avendo ben preciso nella testa la forma a cui tende. Quindi c\u2019\u00e8 un\u2019esattezza e una pulizia di visione, che Matisse percepisce letteralmente come un &#8220;dono&#8221; (parole sue in Jazz). Non se ne prende i meriti\u2026<br \/>\nDall\u2019altra c\u2019\u00e8 un aspetto sperimentale che \u00e8 quello da cui si genera l\u2019esperienza dei Cut-outs: mettere delle sagome su una superficie preparata per avvicinarsi via via alla giusta composizione. Nella grande Laguna polinesiana i ritagli bianchi sono punteggiati dai segni di spillo. Cos\u00ec funzionava il procedimento di Matisse, che spostava le sagome sulla grande superficie, in questo caso beige, sino a trovare il punto d\u2019equilibrio. <\/p>\n<p><strong>Nel corpo del colore.<\/strong><br \/>\nA Londra sono esposti gli originali di <em>Jazz<\/em>, conservati al Pompidou. \u00c8 la prima volta che li vedevo, e cos\u00ec ho capito quella ritrosia che Matisse di fronte all\u2019idea di tradurli in stampa. Matisse infatti non ritaglia semplicemente dei fogli colorati, ma ritaglia direttamente del colore. I fogli hanno una corposit\u00e0, conferita dalla stesura delle tempere, che nella stampa si smarrisce. Si perde spesso la direzione della pennellata e quel mix di colore e di granuli di bianco che danno un peso specifico diverso al foglio. Si crea anche qualche confusione tra i bianchi, che negli originali non sono mai uguali tra il bianco del foglio di supporto e quello dei papiers inseriti nella composizione. Del resto il nome esatto della tecnica \u00e8 chiaro: \u201cpapiers gouach\u00e9s decoup\u00e9s\u201d. Quel \u201cgouach\u00e9\u201d non \u00e8 secondario\u2026 Comunque \u00e8 preziosa l\u2019esposizione in parallelo di originali e stampa, con possibilit\u00e0 di leggere il fantastico testo di \u201criempitivo\u201d scritto a mano da Matisse (paragonava la sua funzione a quello della paglia che si mette nelle scatole di bottiglie per proteggerle&#8230;).<\/p>\n<p><strong>La danza dei contrari.<\/strong><br \/>\nVedendo la mostra londinese colpisce questa agilit\u00e0 straordinaria acquisita da un uomo costretto di fatto all\u2019immobilit\u00e0. In Matisse non c\u2019\u00e8 mai un segnale di recriminazione rispetto alla propria condizione fisica. Lo si pu\u00f2 capire, perch\u00e9 l\u2019esperienza artistica diventa un surrogato pi\u00f9 che sufficiente a quel che per il suo fisico era ormai proibito, Matisse danza con le forbici e sulla carta; Matisse si fa acrobata ed equilibrista pur senza muovere un passo. Forse \u00e8 per questo che una mostra come questa d\u00e0 un senso infinito di benessere a chi ha la fortuna di vederla\u2026<br \/>\nAnche nei confronti del corpo femminile, sembra arrivare ad allacciare relazioni di una trasparenza che esalta una dimensione fisica di godimento. Se guardate le varianti dei nudi blu, osservate il lavoro sulla gamba destra, quella piegata verso l\u2019alto. Nella piattezza pura del colore, Matisse non tralascia nulla della fisicit\u00e0 e della sensualit\u00e0 del corpo: l\u2019apice, per me, \u00e8 nel Nudo blu II, dove la coscia prende una forma agile, sensuale e insieme giunonica.<br \/>\nInfine, un vero capolavoro: Zulma, 1950. Ritratto in piedi, tra due tavolini, circa due metri di altezza. C\u2019\u00e8 una sintesi di tutto Matisse in questo gioiello: la sagoma blu del corpo questa volta si apre al centro, liberando una forma quasi color carne. \u00c8 come una zip leggera, che si spalanca a sorpresa per svelare tutta la sensualit\u00e0 di questa \u201cdea\u201d planata nello studio di Matisse.<br \/>\n<strong><br \/>\nInfine&#8230;<\/strong><br \/>\nCredo che ci sia una chiave solo per spiegare la felicit\u00e0 che Matisse riesce a comunicare. \u00c8 un concetto che nella straordinaria mostra londinese sui Cut-offs emerge a ogni pie\u2019 sospinto. Matisse \u201cama\u201d ci\u00f2 che ha davanti. \u00c8 un amore pacato ma senza esitazioni il suo. Resta sempre su binari di equilibrio, non d\u00e0 mai segni di esagitazione, ma s\u2019impone come fattore decisivo, come innesco del suo agire in quanto artista. E&#8217; l&#8217;amore la chiave che spiega la bellezza e la libert\u00e0 di invenzioni di Matisse.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/042amolenuvolette.it1950-zulma-pochoir.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/042amolenuvolette.it1950-zulma-pochoir-161x300.jpg\" alt=\"042[amolenuvolette.it]1950 zulma pochoir\" width=\"161\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3539\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/042amolenuvolette.it1950-zulma-pochoir-161x300.jpg 161w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/042amolenuvolette.it1950-zulma-pochoir-552x1024.jpg 552w\" sizes=\"auto, (max-width: 161px) 100vw, 161px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vista la mostra di sui papiers decoup\u00e9s di Matisse alla Tate Gallery. 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