{"id":3497,"date":"2014-07-07T08:48:03","date_gmt":"2014-07-07T08:48:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3497"},"modified":"2014-07-07T09:02:05","modified_gmt":"2014-07-07T09:02:05","slug":"le-smarginature-di-lea-vergine","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3497","title":{"rendered":"Le \u201csmarginature\u201d di Lea Vergine"},"content":{"rendered":"<p><em>Recensione al libro di Lea Vergine \u201cLa vita, forse l\u2019arte\u201c (Archinto, pag. 138, 15 euro) scritta per Alias e pubblicata domenica 6 luglio.<br \/>\n<\/em><br \/>\n<div id=\"attachment_3500\" style=\"width: 209px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/IMG2012091817310762_900_700.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3500\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/IMG2012091817310762_900_700-199x300.jpg\" alt=\"Lea Vergine (fotografia di Antonio Mazzotta)\" width=\"199\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-3500\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/IMG2012091817310762_900_700-199x300.jpg 199w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/IMG2012091817310762_900_700.jpg 466w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3500\" class=\"wp-caption-text\">Lea Vergine (fotografia di Antonio Mazzotta)<\/p><\/div><\/p>\n<p><strong>Si prova una certa titubanza nell\u2019apprestarsi a scrivere una recensione ad un libro<\/strong> che raccoglie recensioni del calibro di quelle che Lea Vergine ha riproposto in un piccolo volume. L\u2019idea che questa e quelle appartengano alla stessa categoria, un po\u2019 paralizza. Ma tant\u2019\u00e8, provare si deve. Cominciando proprio dall\u2019oggetto: il libro, che ha in copertina un bellissimo disegno innamorato di Enzo Mari, e che gi\u00e0 nel suo formato ha qualcosa di inatteso. \u00c8 l\u2019opposto di una \u201csumma\u201d, piccolo, agile, in nulla pretenzioso.<strong> \u00c8 una sequenza leggera di pezzi: una \u201csuite\u201d la definisce giustamente Giovanni Agosti nella Prefazione.<\/strong> Sono in tutto 25 recensioni e coprono, a partire dal 2000, con molta calma, un arco di 13 anni. Quasi tutte scritte per Alias, cui se ne aggiungono un paio per Domus e un paio per Abitare. Il ritmo testimonia che l\u2019autrice non ha mai inseguito niente, men che meno gli obblighi dell\u2019attualit\u00e0 culturale, ma che ha scritto solo di persone o mostre su cui aveva cose da dire e di cui aveva voglia di dire. Anche di dir male. Del resto le persone di cui dire certo non le mancavano: nell\u2019indice dei nomi ne ho contate 530, che su 120 pagine di testi, fanno una media di pi\u00f9 di quattro a pagina, senza contare quelle che tornano pi\u00f9 volte.<br \/>\n<strong>Il libro quindi \u00e8 un libro che nasce dentro una tela fittissima di relazioni, dirette o indirette, <\/strong>ma tutte lucidamente ordinate in quell\u2019archivio foltissimo che s\u2019\u00e8 venuto a popolare in anni di frequentazioni e incursioni. \u00c8 un archivio in cui non si \u00e8 accumulata soltanto cultura; o meglio si \u00e8 accumulata cultura nella forma di affetti, emozioni, incontri, condivisioni intellettuali. Insomma di vita, come annuncia il titolo.<br \/>\n<strong>\u00c8 forse per questo che le recensioni di Lea Vergine hanno sempre un tono quasi si trattasse i lettere \u201cad familiares\u201d.<\/strong> Notavo che spesso gli attacchi degli articoli sembrano alludere a pensieri precedenti; quasi gli articoli riprendessero ogni volta discorsi cominciati gi\u00e0 da tempo. Quanto al lettore, che si trova subito preso nella rete, in pochi istanti viene messo alla pari. La scrittura infatti non lascia mai nulla di inevaso, non \u00e8 mai apodittica. Non avanza per tesi o teorie, ma per osservazioni, per rimandi e richiami che allargano la pagina e aprono sempre nuove porte. Pi\u00f9 volte troviamo Lea Vergine fare il censimento delle cose e degli artisti che in una mostra sono state dimenticati o trascurati (imperdibile, ad esempio &#8211; ma non solo per questo &#8211; la recensione alla mostra sui ricami al Mart del 2003). \u00c8 un esercizio nel quale Lea Vergine si butta senza freni inibitori, con una puntigliosit\u00e0 che non fa sconti, in quanto lo considera un fatto di dovuta giustizia. Si capisce che non le fa scandalo tanto l\u2019approssimazione del lavoro critico, quanto, piuttosto, il fatto che siano state tagliate fuori storie, vite, facce, esperienze. <strong>Un nome chiama l\u2019altro e non c\u2019\u00e8 obbligo di sintesi che giustifichi queste amputazioni alle filiere dell\u2019arte e della poesia.<\/strong> Perch\u00e9 alla fine \u00e8 come se si volessero tracciare perimetri, o stringere la ricchezza dell\u2019esistere dentro le griglie di un\u2019idea.<br \/>\nInvece in questo moltiplicarsi di anime sta la bellezza e anche l\u2019incontenibilit\u00e0 dell\u2019arte, a cui Lea Vergine guarda con istintiva simpatia come terreno che permette di allacciare intese, di allungarsi <strong>(o meglio, di smarginare per usare una parola che come poche altre la rappresenta)<\/strong> verso nuovi nodi di queste grandi costellazioni di nomi e di persone.<br \/>\nPer questo le sue recensioni avanzano per continue fibrillazioni che aggiungono input ad input, con una scrittura esatta e nervosa che \u00e8 come corrente sempre viva. E non \u00e8 un caso che gran parte di questi pezzi si concludano su dei punti interrogativi, che funzionano da continui rilanci per il lettore ma anche per se stessa.<br \/>\nDel resto nell\u2019anticonformismo sistematico che contrassegna le recensioni, c\u2019\u00e8 un aspetto pi\u00f9 radicalmente anticonformista di ogni altro: ed \u00e8 l\u2019impermeabilit\u00e0 ad ogni tentazione di narcisismo. Lea Vergine lo dice con le parole Georgia O\u2019 Keeffe: \u00abDove sono nata e come ho vissuto \u00e8 cosa irrilevante. \u00c8 quello che ho fatto, dei luoghi e dei modi in cui sono vissuta che dovrebbe suscitare interesse\u00bb. L\u2019esercizio di chi scrive recensioni in fondo \u00e8 solo quello di farsi sollecitare sempre da questo interesse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione al libro di Lea Vergine \u201cLa vita, forse l\u2019arte\u201c (Archinto, pag. 138, 15 euro) scritta per Alias e pubblicata domenica 6 luglio. 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