{"id":3343,"date":"2014-02-19T23:21:26","date_gmt":"2014-02-19T23:21:26","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3343"},"modified":"2014-02-21T11:25:51","modified_gmt":"2014-02-21T11:25:51","slug":"andy-warhol-io-proverei-a-spiegarlo-cosi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3343","title":{"rendered":"Andy Warhol, io proverei a spiegarlo cos\u00ec"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/4043761782_0bff04f73e_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/4043761782_0bff04f73e_o-242x300.jpg\" alt=\"4043761782_0bff04f73e_o\" width=\"242\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3346\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/4043761782_0bff04f73e_o-242x300.jpg 242w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/4043761782_0bff04f73e_o-828x1024.jpg 828w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/4043761782_0bff04f73e_o.jpg 1695w\" sizes=\"auto, (max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Questi sono appunti per una visita guidata alla  mostra di Andy Warhol della collezione Brant a Palazzo Reale di Milano (da leggere anche <a href=\"http:\/\/noname.associazionetestori.it\/2013\/11\/a-milano-i-cristi-fosforescenti-di-andy-warhol.html\" target=\"_blank\">il post di Luca Fiore<\/a> sulla mostra)<\/em><\/p>\n<p><strong>Punto primo: bisogna fare uno sforzo per provare sempre ad organizzare storicamente la conoscenza di Andy Warhol.<\/strong> Ad esempio cominciando dall\u2019evidenziare una periodizzazione. Quindi tre periodi. Sino al 1960, l\u2019Andy Warhol illustratore (mettendo in rilievo che questa stagione non entra nell\u2019opera omnia di AW della Fondazione); la stagione pop dal 1960 al 1968 (il taglio netto causato dall\u2019attentato subito da AW da parte di Valerie Solanas, 3 giugno 1968); la pausa senza pittura; 1972-1987 l\u2019ultima stagione (probabilmente la pi\u00f9 grande).<br \/>\n<strong>L\u2019AW illustratore \u00e8 come una preistoria.<\/strong> Un affacciarsi al mondo senza ancora avere l\u2019idea su dove e come portare l\u2019affondo. <strong>L\u2019AW pop \u00e8 il pi\u00f9 radicale e in un certo senso \u201cfondamentalista\u201d <\/strong>nell\u2019azzeramento di qualsiasi soggettivismo espressivo: il colpo che invecchia tutta l\u2019arte del 900 \u00e8 il ciclo delle zuppe Campbell, esposte nel 1962 a Los Angeles, cui segue l\u2019approdo alla meccanizzazione con le serigrafie dei \u201c200 dollari\u201d.<br \/>\n<strong>Il terzo AW invece sembra liberarsi dall\u2019ossessione di un\u2019artificialit\u00e0 <\/strong>del prodotto artistico. La sua arte torna a respirare, la pittura stesa con grandi spugne torna ad essere stesa sulla tela. Dopo il raggelamento pop si sente un\u2019aria di nuova libert\u00e0. AW si lascia andare e vengono fuori i capolavori della mostra: il ciclo dei Teschi, meravigliosi nei loro preziosismi; <strong>le due tele della serie Ladies and gentleman, travestiti neri che sbucano dal meraviglioso calice giallo del loro vestito. <\/strong>Straordinarie anche i due Rorschach, grandi tele a motivo decorativo, che AW realizz\u00f2 equivocando il metodo terapeutico di uno psichiatra svizzero.<\/p>\n<p><strong>Storicizzare vuol dire anche capire da quale storia si generi ogni opera di AW.<\/strong> Purtroppo il compito non \u00e8 semplice perch\u00e9 l\u2019arte contemporanea \u00e8 stata monopolizzata dalla \u201ccritica\u201d, che gioca ad alzare cortine fumogene sulla storia, e non \u00e8 mai possibile trovarne invece una storia. Che si capisce dei Mao, se non si percepisce il rovesciamento  che AW ne fa in coincidenza del viaggio di Nixon a Pechino, quando il simbolo della contestazione dell\u2019Occidente diventa preziosa sponda anti Unione Sovietica? \u00c8 un ribaltamento simbolico spiattellato in faccia al mondo che i cinesi non hanno ancora digerito (nelle mostre di AW in Cina questa serie non pu\u00f2 essere esposta).<\/p>\n<p><strong>AW va aggirato: lui ti fa stare sempre sulla sua superficie, quando invece sta lavorando in profondit\u00e0.<\/strong> Quindi va sempre scovata questa profondit\u00e0, senza cadere nell\u2019errore opposto di caricarla di significati. AW \u00e8 pittore nato visivamente sulle icone della chiesa cattolica ortodossa di Saint George di Pittsburg, che per tutta la stagione pop dipinge icone, eternizzando i prodotti simbolo della civilt\u00e0 consumista. L\u2019icona \u00e8 per principio piatta, non vuole la profondit\u00e0, perch\u00e9 la profondit\u00e0 \u00e8 tutta e solo nel pensiero e nella preghiera accesa in chi la guarda. L\u2019icona non ha nessuno sviluppo narrativo. \u00c8 solo replica di un prototipo. <strong>AW degli anni pop segue lo stesso procedimento, ed evita ogni profondit\u00e0. Eppure nella piattezza delle sue superfici intercetta note profonde.<\/strong> Il tema della morte ad esempio, che affiora plateale nelle Electric Chair, o nei disastri stradali; ma \u00e8 sempre il tema della morte che rende iconica la sua Marilyn, non solo perch\u00e8 la realizza dopo il suo suicidio, ma perch\u00e9 la palpebra semiabbassata sul \u201csole\u201d biondo del suo volto, \u00e8 un\u2019implacabile nota tragica, che trova la sua forza nella replica ossessiva, martellante, seriale di quel prototipo. <strong>Cos\u00ec si capisce che la serialit\u00e0 di AW non \u00e8 solo esito di un\u2019arte che si \u00e8 adeguata come tutto ai processi di produzione meccanica. La serialit\u00e0 \u00e8 il dispositivo che nella ripetizione produce un effetto equivalente alla profondit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Senza recinti. <strong>Disse Keith Haring: \u00abEra lui che aveva mosso le cose in modo da rendere possibile anche a me di essere artista.<\/strong> Era il primo che dava la possibilit\u00e0 di essere artista pubblico nel vero senso della parola, un artista della gente\u00bb. La funzione di Warhol \u00e8 in questo enorme allargamento del \u201crecinto&#8221; dell&#8217;arte. Un qualcosa di molto simile all&#8217;abbattimento di quei recinti. <strong>In modo molto americano, diceva che c&#8217;\u00e8 una chance per tutti. \u201cIntanto falla&#8221; (l&#8217;arte), \u00e8 il suo slogan.<\/strong> Poi, dopo di lui, sono stati alzati altri recinti protettivi, architettati in alleanza tra mercato e intellettualismo critico. Un nuovo accademismo \u00e0 la page. Warhol non ci sarebbe stato: non era uno da selezioni preventive. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questi sono appunti per una visita guidata alla mostra di Andy Warhol della collezione Brant a Palazzo Reale di Milano (da leggere anche il post di Luca Fiore sulla mostra) Punto primo: bisogna fare uno sforzo per provare sempre ad organizzare storicamente la conoscenza di Andy Warhol. Ad esempio cominciando dall\u2019evidenziare una periodizzazione. 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