{"id":3268,"date":"2014-01-03T14:50:35","date_gmt":"2014-01-03T14:50:35","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3268"},"modified":"2014-01-03T15:11:37","modified_gmt":"2014-01-03T15:11:37","slug":"una-cosa-che-ho-capito-nel-2013-la-grandezza-brutale-di-manet","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3268","title":{"rendered":"Una cosa che ho capito nel 2013: la grandezza brutale di Manet"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3271\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/manetmaximilien.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3271\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/manetmaximilien-300x182.png\" alt=\"Manet, L&#039;execution de Maximilien, particolare\" width=\"300\" height=\"182\" class=\"size-medium wp-image-3271\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/manetmaximilien-300x182.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/manetmaximilien.png 552w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3271\" class=\"wp-caption-text\">Manet, L&#8217;execution de Maximilien, particolare<\/p><\/div>\n<p><strong>Il protagonista del mio 2013 \u00e8 stato Edouard Manet.<\/strong> Merito anche della <a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/2013\/07\/02\/lo-sguardo-ostile-di-manet\/\" target=\"_blank\">mostra veneziana<\/a> a Palazzo Ducale, importante per i pezzi raccolti e per la proposta eccezionale del parallelo tra l\u2019Olympia e la Venere di Urbino, un po\u2019 meno convincente rispetto alla tesi (l\u2019italianit\u00e0 di Manet a bilanciare lo spagnolismo che gli \u00e8 sempre attribuito). Ma vedere Manet in carne ed ossa, in un contesto alto come Palazzo Ducale, mi ha aperto gli occhi. C\u2019era stata come preparazione <strong>la bellissima lezione tenuta da Flavio Fergonzi nel corso su <a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/2013\/02\/23\/proviamo-a-rovesciare-il-900\/\" target=\"_blank\">Rovesciare il 900<\/a><\/strong>, e c\u2019era stata la lettura di due piccoli libri che vi raccomando, <strong>quello di <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788884162205\/foucault-michel\/pittura-manet.html\">Michel Foucault<\/a> e quello di <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788884164056\/bataille-georges\/manet.html\" target=\"_blank\">Georges Bataille<\/a>,<\/strong> tutt\u2019e due editi da Abscondita. Il punto \u00e8 questo: Manet \u00e8 il vero punto di rottura da cui scaturisce la modernit\u00e0. La cosa fantastica \u00e8 che questo punto di rottura \u00e8 cos\u00ec profondo da non aver bisogno di forme esterne accentuatamente innovative per produrre i suoi effetti. Non ha bisogno neanche della libert\u00e0 degli Impressionisti, da cui non a caso Manet si terr\u00e0 sempre alla larga.<br \/>\n<strong>Manet realizza un\u2019operazione pi\u00f9 radicale: svuota l\u2019arte dal suo potere enunciativo ed evocativo.<\/strong> I soggetti non raccontano pi\u00f9 nulla (impressionante da questo punto di vista il paragone tra il <em>Tre maggio<\/em> di Goya, 1808, con la morte dipinta negli occhi del fucilato, e <em>L\u2019esecuzione di Massimiliano<\/em> di Manet, 1868, dipinto invece con la massima indifferenza, quasi fosse la stessa cosa che dipingere un fiore o un pesce). <strong>Come scrisse Malraux, Manet \u00abdistrusse il significato del soggetto\u00bb.<\/strong> Il soggetto \u00e8 ridotto a insignificanza, semplice pretesto dela pittura.<br \/>\nQuesto annientamento di ogni eloquenza, <strong>riporta la pittura a concepirsi come fatto totale, con conseguenze destabilizzanti innanzitutto sui primi visitatori.<\/strong> Il rifiuto clamoroso dell\u2019<em>Olympia<\/em> non \u00e8 spiegabile con ragioni di moralismo borghese, ma da un orrore sacro che quel quadro emana. E che emana partendo da un soggetto in fondo consueto all\u2019occhio di un borghese di quel tempo. <strong>Bataille la definisce \u00abun\u2019opacit\u00e0 della violenza\u00bb; i giornali del  tempo, documentano lo scandalo, parlavano di una \u00abscena da obitorio\u00bb.<\/strong> Eppure l\u2019immagine non narra n\u00e9 di violenze n\u00e9 di morti in corso.<br \/>\n<strong>\u00c8 questo slittamento tra il soggetto e il senso che lo fa essere a provocare la defintiva rottura <\/strong>con un modo di concepire la pittura che aveva trovato i suoi ultimi grandi, generosissimi epigoni in Delacroix e Courbet. <strong>Manet azzera tutto: la partita si gioca tra l\u2019artista e quel rettangolo di spazio che deve coprire di segni e di colori, rinunciando all\u2019illusione che possa esserci uno spazio da terza dimensione.<\/strong> La pittura di Manet \u00e8 pittura tornata piatta, cio\u00e8 aderente al suo supporto. Il 900 parte da qui (pensate alla lotta titanica di Picasso per stringere nelle due dimensioni le sue monumentali <em>Demoiselles<\/em>, <a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/2013\/02\/23\/proviamo-a-rovesciare-il-900\/\" target=\"_blank\">altro grande quadro-terremoto<\/a>). Interessante che il 900 cominci rinunciando a quella che era stata la grande conquista intellettuale del 400 italiano: la costruzione certa di uno spazio pur dentro le due dimensioni. La questione non era che la soluzione non funzionasse pi\u00f9; era che l\u2019energia intellettuale da cui era scaturita si era esaurita. Non si poteva pi\u00f9 fingere, si doveva brutalmente ricominciare. Manet \u00e8 colui che per primo ha tratto il dado. Dopo la storia non \u00e8 pi\u00f9 stata la stessa. Manet un po&#8217; come Masaccio, \u00e8 un punto di non ritorno.<\/p>\n<div id=\"attachment_3276\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Goya.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3276\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Goya-300x198.jpg\" alt=\"Per rendere la differenza: particolare del Tre maggio di Goya. (Quando la pittura era ancora eloquente)\" width=\"300\" height=\"198\" class=\"size-medium wp-image-3276\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Goya-300x198.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Goya.jpg 621w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3276\" class=\"wp-caption-text\">Per rendere la differenza: particolare del Tre maggio di Goya.<br \/>\n(Quando la pittura era ancora eloquente)<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il protagonista del mio 2013 \u00e8 stato Edouard Manet. Merito anche della mostra veneziana a Palazzo Ducale, importante per i pezzi raccolti e per la proposta eccezionale del parallelo tra l\u2019Olympia e la Venere di Urbino, un po\u2019 meno convincente rispetto alla tesi (l\u2019italianit\u00e0 di Manet a bilanciare lo spagnolismo che gli \u00e8 sempre attribuito). 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