{"id":3204,"date":"2013-11-10T22:34:59","date_gmt":"2013-11-10T22:34:59","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3204"},"modified":"2013-11-10T22:40:01","modified_gmt":"2013-11-10T22:40:01","slug":"paci-kjartansson-roth-ovvero-larte-orizzontale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3204","title":{"rendered":"Paci, Kjartansson, Roth: ovvero l&#8217;arte orizzontale"},"content":{"rendered":"<p>Mi chiedo se non ci sia un filo conduttore tra le mostre, molto belle, di Adrian Paci al Pac e quelle di Ragnar Kjartansson e Dieter Roth all\u2019Hangar Bicocca.  Un filo conduttore potrebbe essere quell\u2019attenzione all\u2019umano, nel momento in cui l\u2019umano transita da una condizione ad un\u2019altra. <strong>Vite in transito \u00e8 non a caso il titolo della mostra di Paci<\/strong>. Anche l\u2019installazione musicale di Kjartansson racconta di un\u2019esperienza di transizione: la fine del suo matrimonio. Esperienza vissuta in modo del tutto insolito, in quanto il testo messo in musica \u00e8 stato scritto proprio da colei dalla quale stava staccandosi.<br \/>\n<div id=\"attachment_3205\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/paci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3205\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/paci-300x168.jpg\" alt=\"Adrian Paci, sequenza da The Circle\" width=\"300\" height=\"168\" class=\"size-medium wp-image-3205\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/paci-300x168.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/paci-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/paci.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3205\" class=\"wp-caption-text\">Adrian Paci, sequenza da The Circle<\/p><\/div><\/p>\n<p><strong>Paci scruta l\u2019umano con una delicatezza e un rispetto che ne fanno uno degli artisti pi\u00f9 morali del nostro tempo.<\/strong> Mi ha colpito il video, che si sviluppa su quattro schermi, <em>The last gestures<\/em>: Paci con immagini rallentate documenta volti e sentimenti nel momento in cui una sposa albanese lascia la sua casa. Paci chiede alle immagini di seguire l\u2019intensit\u00e0 affettiva di quel momento di \u201ctransito\u201d. Ma sono delicatissime in The circle le immagini riprese tra le assi della steccionata delle gambe della donna e di quelle del cavallo che nel recinto costruiscono la loro simbiosi. E sfuggono da ogni prepotenza visiva anche le opere dipinte, che vibrano come immagini che stanno sfocando per la lontananza.<\/p>\n<p><div id=\"attachment_3206\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/RagnarKjartansson_the_Visitors.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3206\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/RagnarKjartansson_the_Visitors-300x200.jpg\" alt=\"Kjartansson, uno dei nove schermi di Tha Visitors\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-3206\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/RagnarKjartansson_the_Visitors-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/RagnarKjartansson_the_Visitors.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3206\" class=\"wp-caption-text\">Kjartansson, The Visitors<\/p><\/div><br \/>\n<strong>Kjartansson dispone i suoi amici musicisti in nove stanze della grande villa americana.<\/strong> Ognuno canta o suona da solo, ma nelle cuffie \u00e8 colleagto al suono  degli altri e cos\u00ec da tante solitudini si riforma un\u2019armonia di gruppo. Kjartansson mette molta empatia nel documentare sui nove schermi il crescere di un insieme, un senso di condivisione che poco alla volta si mostra pi\u00f9 forte, pi\u00f9 intenso della separatezza imposta dai muri.  Ha spiegato Kjartansson: \u00abMi fa piacere che ci sia stata tanta unione anche se le riprese erano solitarie: ognuno era fragile e solo e questa \u00e8 come siamo fatti, \u00e8 la condizione umana perch\u00e9 noi siamo fatti cos\u00ec. Come mi disse mio padre una volta a Natale, \u00e8 triste e bellissimo essere uomini\u00bb<\/p>\n<p><div id=\"attachment_3207\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/491+Dieter+Roth.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3207\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/491+Dieter+Roth-300x222.jpg\" alt=\"Dieter Roth, il pavimento dello studio, esposto a Milano\" width=\"300\" height=\"222\" class=\"size-medium wp-image-3207\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/491+Dieter+Roth-300x222.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/491+Dieter+Roth-1024x759.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/491+Dieter+Roth.jpg 1497w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3207\" class=\"wp-caption-text\">Dieter Roth, il pavimento dello studio, esposto a Milano<\/p><\/div><br \/>\n<strong>E non \u00e8 da perdere neppure la mostra di Dieter Roth, che si \u00e8 aperta sempre all\u2019Hangar Bicocca.<\/strong> Sono il figlio ed i nipoti ad averla allestita, in una continuit\u00e0 fluida del fare arte che tracima oltre la biografia del suo iniziatore (Roth \u00e8 morto nel 1998). Si procede per accumulo, confidando nella deperibilit\u00e0 dei manufatti come criterio selettivo. In realt\u00e0 non \u00e8 sempre cos\u00ec e ci sono risultati che spiccano per qualit\u00e0 e intensit\u00e0: tutta la serie, ricca di varianti di Piccadilly, e le grandi teche che compongono i vestiti da lavoro dell\u2019artista. L\u2019insieme comunque comunica un senso di casualit\u00e0, da cui sbucano qua e l\u00e0 frammenti gratuiti di poesia. <\/p>\n<p><strong>\u00c8 certo che il nostro tempo \u00e8 contrassegnato da un\u2019arte molto orizzontale,<\/strong> in cui l\u2019artista si sfila da una posizione super omnes, rifiuta programmaticamente i piedistalli e si allinea al punto di vista (o meglio, al punto \u201cdi vita\u201d) di chi osserva. In un certo senso, per strade differenti,  Paci, Roth e Kjartansson cercano tutti una coralit\u00e0. \u00c8 un\u2019arte che rinuncia alla potenza, che il pi\u00f9 possibile si nasconde dietro le quinte. Comunque la si giudichi, \u00e8 un interessante antidoto ad una civilt\u00e0 assediata da guru e da star.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiedo se non ci sia un filo conduttore tra le mostre, molto belle, di Adrian Paci al Pac e quelle di Ragnar Kjartansson e Dieter Roth all\u2019Hangar Bicocca. Un filo conduttore potrebbe essere quell\u2019attenzione all\u2019umano, nel momento in cui l\u2019umano transita da una condizione ad un\u2019altra. 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