{"id":3114,"date":"2013-08-22T11:14:14","date_gmt":"2013-08-22T11:14:14","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3114"},"modified":"2013-08-24T06:33:15","modified_gmt":"2013-08-24T06:33:15","slug":"paolo-rosa-poeta-ad-alta-tecnologia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3114","title":{"rendered":"Paolo Rosa, poeta ad alta tecnologia"},"content":{"rendered":"<p><div id=\"attachment_3117\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Schermata-2013-08-22-a-14.31.03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3117\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Schermata-2013-08-22-a-14.31.03-300x200.jpg\" alt=\"Paolo Rosa, particolare dell&#039;installazione al Padiglione vaticano alla Biennale\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-3117\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Schermata-2013-08-22-a-14.31.03-300x200.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Schermata-2013-08-22-a-14.31.03.jpg 589w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3117\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Rosa, particolare dell&#8217;installazione al Padiglione vaticano alla Biennale<\/p><\/div><br \/>\nL\u2019ultima volta che ci siamo visti, scherzando, l\u2019ho salutato chiamandolo \u201cmonsignor Rosa\u201d. Lui ha abbozzato un sorriso. Sapeva che quello che poteva sembrare uno sberleffo, in realt\u00e0 nascondeva un complimento. Paolo Rosa, morto improvvisamente mentre era in vacanza a Corf\u00f9, <strong>era uno dei tre artisti a cui il Vaticano ha chiesto di partecipare al Padiglione della Biennale veneziana<\/strong> inaugurata a giugno. Un Padiglione storico, perch\u00e9 per la prima volta la Santa Sede si affacciava sul palcoscenico pi\u00f9 ambito e discusso dell\u2019arte contemporanea. Paolo Rosa, oltre ad essere l\u2019artista di straordinarie capacit\u00e0 innovative, era laico, e con una storia chiaramente di sinistra. Eppure aveva preso quell\u2019invito straordinariamente sul serio, lavorando a fondo sul progetto che prevedeva una riflessione sul tema della Creazione e del primo capitolo del Genesi. Chi ha potuto vedere a Venezia il Padiglione a Venezia (ma c\u2019\u00e8 tempo sino a novembre) si \u00e8 trovato davanti tre schermi giganteschi ad altezza terra su cui vengono proiettate immagini di persone che camminano in uno spazio indefinito. Se lo spettatore appoggia la mano su una delle figure, questa si ferma e si rivolge verso di lui \u201cpronunciando\u201d alcune parole. Nel terzo schermo, il pi\u00f9 emozionante e commovente, i protagonisti sono alcuni detenuti del carcere di Bollate. Quando vengono toccati si fermano e appoggiano entrambe le loro mani sullo schermo pronunciando il proprio nome, quello dei genitori e dei genitori dei genitori. Cosa voleva dire Paolo Rosa raccontando in questo modo la \u201ccreazione\u201d? Che l\u2019uomo \u00e8 creato proprio per pronunciare il proprio nome, per dire \u00abio\u00bb, come ha giustamente suggerito il nostro <a href=\"http:\/\/noname.associazionetestori.it\/\" target=\"_blank\">No Name<\/a> in un reportage dalla Biennale.<br \/>\nPensare che un artista laico come lui, sia arrivato a formulare un\u2019idea cos\u00ec profonda e cos\u00ec religiosamente vera, rende bene il profilo di Paolo Rosa. Scherzando sul suo cognome, nel 1982, insieme ad alcuni amici aveva fondato <a href=\"http:\/\/www.studioazzurro.com\/\" target=\"_blank\">Studio Azzurro<\/a> (guradte che bella l&#8217;home page in suo ricordo), un gruppo che ha segnato la storia dell\u2019arte visiva in Italia. Erano un gruppo perch\u00e9 le competenze diverse erano necessarie per la loro sfida: quella di padroneggiare le nuove tecnologie, per usarle come strumento di espressione artistica.  Paolo Rosa nel gruppo era la testa pensante. <strong>O meglio il cuore poetico che si preoccupava sempre di riportare anche l\u2019esito pi\u00f9 innovativo e ardito dentro il binario di una comunicazione che colpisse ed emozionasse il visitatore. <\/strong>Insomma, pur usando uno strumento d\u2019avanguardia, non era mai presso dalla febbre di stupire, sconcertare, provocare.<br \/>\nLa tecnologia video nelle sue mani era diventata uno strumento per indagare in profondit\u00e0 la bellezza dei corpi e della realt\u00e0. Per \u00abprogettare opere <strong>che si prolunghino nei gesti delle persone e che rimettano in gioco valori etici di grande importanza\u00bb <\/strong>(parole sue). In questo modo Paolo Rosa ha reinventato anche  il modo di concepire un certo tipo di mostre, rivitalizzandole, come accadde in occasione della stupendo omaggio fatto a Fabrizio De Andr\u00e9 a Palazzo Ducale a Genova.<br \/>\nPaolo Rosa era nato a Rimini, ma aveva sempre lavorato e vissuto a Milano. E di Milano ha incarnato l\u2019anima migliore: la capacit\u00e0 (istillata da Leonardo nei suoi 22 anni di permanenza) di far camminare insieme l\u2019arte con la scienza e la tecnologia. A questa capacit\u00e0 ha aggiunto la poesia del suo sguardo, sempre pronto a riempirsi di meraviglia di fronte allo svelarsi della realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultima volta che ci siamo visti, scherzando, l\u2019ho salutato chiamandolo \u201cmonsignor Rosa\u201d. Lui ha abbozzato un sorriso. Sapeva che quello che poteva sembrare uno sberleffo, in realt\u00e0 nascondeva un complimento. 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