{"id":3073,"date":"2013-07-02T21:02:26","date_gmt":"2013-07-02T21:02:26","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3073"},"modified":"2013-07-02T21:04:09","modified_gmt":"2013-07-02T21:04:09","slug":"lo-sguardo-ostile-di-manet","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3073","title":{"rendered":"Lo sguardo ostile di Manet"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3075\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/412.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3075\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/412-300x235.jpg\" alt=\"Manet, Boulogne, clair de lune, 1868\" width=\"300\" height=\"235\" class=\"size-medium wp-image-3075\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/412-300x235.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/412.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3075\" class=\"wp-caption-text\">Manet, Boulogne, clair de lune, 1868<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 impressionante l&#8217;energia che <strong>Manet libera nelle sale di palazzo Ducale<\/strong>. Una mostra scandita con grande chiarezza, allestita in modo sobrio, senza nessun inutile fronzolo.<br \/>\nManet verrebbe da dire \u00e8 al posto suo, assai pi\u00f9 che non nell&#8217;abituale collocazione di gran parte di questi quadri al Mus\u00e9e d&#8217;Orsay (una collocazione che qui si capisce quanto gli sia geneticamente estranea). <strong>Non voglio dire affatto che Manet sia un pittore retrospettivo; al contrario, \u00e8 di un oltranzismo che a volte mette quasi paura. <\/strong>Ma a Palazzo Ducale sta bene perch\u00e9 pu\u00f2 rimarcare in modo inequivocabile, quasi draconiano, tutta la differenza con i suoi contemporanei, impressionisti in primis.<br \/>\n<strong>C&#8217;\u00e8 un dato cromatico che timbra senza possibilit\u00e0 di smentita, l&#8217;identit\u00e0 pittorica di Manet: ed \u00e8 il nero.<\/strong> La mostra di Venezia si svolge come una lunga carrellata di neri, usati nei modi a volte pi\u00f9 arbitrari e a tratti anche violenti. Il nero di Manet non \u00e8 un nero visionario, non ha mai doppi sensi, n\u00e9 echi simbolici; <strong>\u00e8 sempre e solo una nota cromatica usata per una sorta di oltranzismo compositivo,<\/strong> per avvisare che il livello di lettura del quadro non \u00e8 quello che presumevamo. Con il nero Manet sposta il campo da gioco della pittura. Dice ad esempio che la pittura, nel suo costituirsi materiale, pu\u00f2 (anzi deve) essere del tutto indifferente al suo soggetto. \u00c8 un nero aggressivo quello di Manet: lo si vede in quel meraviglioso quadro del porto di Boulogne sur mer sotto la luce della luna (1868), <strong>dove le sagome buie delle vele sembrano come dei tagli inferti alla tela.<\/strong> Lo si vede nel ritratto dei genitori, inchiostrato di un lampo buio, in questo caso funzionale alla cupezza rassegnata della loro condizione. Ma soprattutto \u00e8 un nero tremendo quello del Bal masqu\u00e9 \u00e0 l&#8217;Op\u00e9ra (1872), piccola tela che dovendo rappresentare un momento di vita parigina felice e spensierata, invece sembra davvero mettere sotto  assedio la tela. Ecco cosa significa che la pittura \u00e8 indifferente al suo soggetto.  <\/p>\n<p>Il nero porta ad un&#8217;altra considerazione che pu\u00f2 essere considerata anche consequenziale. Se la pittura di Manet \u00e8 capace di una bellezza da togliere il fiato, <strong>ci si deve  spiegare perch\u00e9 il suo effetto sia quasi respingente.<\/strong> A volte qualcosa che sfiora il repulsivo: non era semplicemente moralistica la notazione di alcuni suoi detrattori ai tempi dell&#8217;Olympia che lo accusavano di aver dipinto la donna con la carne di un morta. \u00c8 un fatto palese che la costruzione dei quadri di Manet tagliano fuori chi li guarda: lo aveva sottolineato anche Foucault nelle sue lezioni. Il loro sguardo &#8220;ci salta&#8221;, nel senso o si rivolge a qualcosa che sta alle nostre spalle e di cui \u00e8 impossibile prendere parte; <strong>oppure, se ci fissano, lo fanno con un&#8217;assoluta indifferenza, come ignorando il fatto che noi siamo l\u00ec davanti a loro. <\/strong>Noi siamo estranei ai quadri di Manet, che anche quando deve concedere qualcosa al gusto dei suoi collezionisti, dipingendo nature morte (infatti dopo il 70, con meno ansie sulla vendita dei quadri, le nature morte si diradano), offre insieme ai fiori trionfalmente belli, <strong>infila, gratuitamente, anche l&#8217;arnese che li ha recisi.<\/strong> Sono scelte bellicose, di cui ti rendi conto solo quando il quadro ti ha ormai conquistato. E resta l&#8217;imbarazzo di cosa volesse dire e indicare Manet con quelle forbici o coltelli. La cosa si fa esplicita nella Natura morta con anguilla e triglia (1864), dove il coltellaccio non se sta affatto appartato, ma incombe minaccioso. E sembra aver gi\u00e0 mollato fendenti, provocando cos\u00ec quelle ombre brutali  sulla tovaglia. <\/p>\n<p><strong>La sensazione \u00e8 insomma che Manet ci sia ostile, a dispetto della estrema piacevolezza (apparente) di come dipinge.<\/strong> \u00c8 una sensazione che corrisponde alla realt\u00e0? E se s\u00ec, come spiegarla? Una spiegazione ce l&#8217;ho, e meriterebbe un approfondimento vero. Mi limito a farne un accenno. M<strong>anet \u00e8 il primo a fare i conti con il &#8220;non senso&#8221; del dipingere.<\/strong> Dipinge, perch\u00e9 gli vien talmente facile che non pu\u00f2 esimersi. Ma non chiedetegli che senso abbia dipingere, perch\u00e9 non avrebbe risposta. Manet \u00e8 anche il primo che davanti alla tela non vede pi\u00f9 un luogo, un rettangolo, dentro cui costruire una visione. Le regole che reggevano da secoli, a iniziare da lui non funzionano pi\u00f9. Oltretutto \u00e8 cambiato anche la dinamica economica dell&#8217;essere artista: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno che ti dice che cosa dipingere (il committente) ma c&#8217;\u00e8 l\u00e0 fuori tutto un mondo che aspetta che tu dipinga. Il che cosa devi deciderlo tu. E dentro questa libert\u00e0 le cose o si banalizzano o si fanno maledettamente complicate. Manet lo sa.<strong> Sa che lo spazio rappresentato dentro la tela \u00e8 un&#8217;illusione che non tiene pi\u00f9 (oltretutto c&#8217;\u00e8 chi lo fa molto meglio e con minor fatica, la fotografia). <\/strong>E che se l&#8217;immagine &#8211; o la cosa &#8211; prodotta su quel rettangolo non \u00e8 pi\u00f9 una rappresentazione che qualcuno guarda, quel rettangolo deve entrare nell&#8217;ordine di idee di &#8220;vivere&#8221; indipendentemente dal fatto che qualche sguardo gli si posi sopra. Deve essere autonomo dal nostro sguardo. E siccome a guidare la mano di Manet \u00e8 innanzitutto la pittura (nel senso che \u00e8 come acqua che scende dalle montagne e alimenta i fiumi, il lago, il mare: e chi la ferma?),<strong> \u00e8 la pittura che capovolge se stessa, diventando da meravigliosa, repulsiva.  E quindi, dopo averlo attratto, fa calare la saracinesca tra il nostro sguardo e lei. <\/strong><\/p>\n<p>Manet non fa nessuna resistenza, anzi in quello spazio ambivalente si trova assolutamente a suo agio. Perch\u00e9 intuisce cosa possa essere la pittura una volta che la pittura non ha pi\u00f9 forza di bucare il rettangolo, che misura il limite non eludibile di quella superficie piatta, e quindi non \u00e8 pi\u00f9 in grado di offrire visioni credibili a chi guarda. <strong>La  pittura pu\u00f2 essere qualcosa che vive di se stessa, che esiste anche se ci sfugge.<\/strong> Che vive senza essere guardata. Per quel che ci riguarda diventa una cosa che pi\u00f9 la indaghi e meno la vedi. Che pi\u00f9 ti attrae pi\u00f9 si nasconde.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra di Manet a Palazzo Ducale. La grandezza di un pittore che \u00e8 tutto fuorch\u00e9 impressionista<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[1009,1010,1028,1027,525],"class_list":["post-3073","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-mostre","tag-edouard-manet","tag-michel-foucault","tag-olympia","tag-palazzo-ducale","tag-venezia"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3073","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3073"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3073\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3076,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3073\/revisions\/3076"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3073"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3073"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3073"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}