{"id":3013,"date":"2013-04-18T21:21:03","date_gmt":"2013-04-18T21:21:03","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=3013"},"modified":"2013-04-18T21:21:03","modified_gmt":"2013-04-18T21:21:03","slug":"giorgio-morandi-sulle-strisce-pedonali","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=3013","title":{"rendered":"Giorgio Morandi sulle strisce pedonali"},"content":{"rendered":"<p><strong>Bellissima lezione di Flavio Fergonzi su Morandi per il corso Rovesciare il 900.<\/strong> \u00c8 stato un approccio da autentico rovesciamento, che allontana la pittura di Morandi dall&#8217;approccio naturalistico o architettonico (nel senso della costruzione \u201castratta\u201d del quadro) che gli viene attribuito. Con Morandi invece accade una sorta di spostamento linguistico, nel senso che cambia lo statuto del quadro: <strong>Morandi \u201cdipinge la pittura\u201d, ha detto Fergonzi, <\/strong>nel senso che i soggetti nella loro immobilit\u00e0 e ripetitivit\u00e0 diventano strumenti non di una rarefatta rappresentazione ma di una riflessione sulla natura stessa del quadro. A proposito, Fergonzi ha raccontato un episodio datato inizio 1960. Manlio Cancogni era venuto a Bologna per un\u2019intervista da pubblicare sull\u2019Espresso. Terminata la quale, insieme a Morandi era uscito per fare un giro per Bologna. Erano anni di grandi trasformazioni, e le citt\u00e0 si adattavano sempre di pi\u00f9 alle necessit\u00e0 del traffico automobilistico. A<strong>d esempio comparivano le prime strisce pedonali: vedendo degli operai intenti a dipingerle ad un incrocio, Morandi se ne usc\u00ec con questa battuta rivelatrice: \u00abFiniremo a dipingere cos\u00ec noi pittori\u00bb.<\/strong> C\u2019era ironia e un po\u2019 di disprezzo in quella sua battuta. Ma Morandi ci prendeva: Frank Stella in quegli stessi anni dipingeva i quadri a strisce regolari. Schifano metteva su tela il nero dell\u2019asfalto con il bianco segmentato dello spartitraffico. <strong>E lui? Lui, Morandi su un piano pi\u00f9 sofisticato, stava muovendosi nella stessa direzione. Nell\u2019apparente immobilit\u00e0 c\u2019\u00e8 un continuo slittamento linguistico.<\/strong> Forme calme dipinte con pennellate drammatiche; pennellate che a loro volta  nel disporsi sulla tela disegnano linee in contrasto con quello che chiederebbe una logica rappresentazione degli oggetti. Spiega Fergonzi: \u00abLa stesura dei piani cromatici non segue, inoltre, l\u2019ordine tradizionale (partire dallo sfondo per concludersi col primo piano) ma uno inverso, con lo sfondo dipinto alla fine: Morandi aumenta in questo modo il carattere di sospesa atemporalit\u00e0 della natura morta\u00bb. Siamo decisamente lontani da ogni prospettiva naturalistica: Morandi lavora infatti sul secondo livello, quello della stesura della pittura. <strong>Si inventa una pittura di superifcie, affermando quella grande conquista dell\u2019autonomia della superficie.<\/strong> La superficie era indicazione di qualcosa, con cui Morandi ha fatto i conti prima di tutti del tutto appartato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bellissima lezione di Flavio Fergonzi su Morandi per il corso Rovesciare il 900. \u00c8 stato un approccio da autentico rovesciamento, che allontana la pittura di Morandi dall&#8217;approccio naturalistico o architettonico (nel senso della costruzione \u201castratta\u201d del quadro) che gli viene attribuito. 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