{"id":2892,"date":"2013-01-13T19:06:40","date_gmt":"2013-01-13T19:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2892"},"modified":"2013-01-13T19:10:21","modified_gmt":"2013-01-13T19:10:21","slug":"mostre-dinizio-danno-degas-canova-carra-e-altro-ancora","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2892","title":{"rendered":"Mostre d&#8217;inizio d&#8217;anno. Degas, Canova, Carr\u00e0 e altro ancora"},"content":{"rendered":"<p><strong>A Torino, Degas dal Mus\u00e9e d&#8217;Orsay.<\/strong> Una mostra abbastanza deludente, che non serve a capire la forza contemporanea di un gigante come Degas. Peccato non aver potuto vedere quella di Basilea (<a href=\"http:\/\/www.fondationbeyeler.ch\/\" target=\"_blank\">L\u2019Ultimo Degas<\/a>) o quella parigina (<em>Degas et le nu<\/em>) che potevano far capire molto meglio la sua grandezza. La mostra torinese inquesto modo perpetua l\u2019immagine per bene di Degas, l\u2019impressionista che voleva tenere i piedi nella classicit\u00e0, quando invece la forza di Degas <strong>\u00e8 al contrario la sua \u201cimpresentabilit\u00e0\u201d. <\/strong>Oserei dire, che a guardarlo bene, \u00e8 un pittore repulsivo (non per nulla Bacon lo teneva in enorme considerazione). \u00c8 un artista che sotto l\u2019apparenza dei buoni modi, in realt\u00e0 fa a pezzi i suoi soggetti. I tagli sui nudi di donne sono quasi degli stupri fatti con la carezza apparente del pastello. Li dipinge con una rabbia tenuta sotto traccia, attento a non farla mai trapelare. Ma il risultato \u00e8 quello di corpi la cui bellezza e <strong>il cui erotismo \u00e8 passato sotto la falce di una sottile quanto inesorabile ferocia. <\/strong>Banalizzando si potrebbe dire che c\u2019entri la sua impotenza, su cui ironizz\u00f2 persino Van Gogh (in una lettera del 1988 insinu\u00f2 che possedeva quelle signorine disegnandole con il pastello). In realt\u00e0 Degas come spesso diceva, polemizzando con il resto della banda impressionista, lottava contro la \u201ctirannia della natura\u201d. Vedeva nella pittura un esercizio mentale. Come diceva Vollard, lui dipingeva voltandosi dall\u2019altra parte.<\/p>\n<p><strong>Ad Alba per la mostra di Carr\u00e0.<\/strong> Entro staccando il biglietto (gratuito) numero 30195. Non male per una <a href=\"http:\/\/www.fondazioneferrero.it\/i-progetti\/\" target=\"_blank\">mostra<\/a> dedicata a un artista da tempo abbastanza in ombra,  a 155 km da Milano e 60 da Torino. \u00c8 una mostra che merita di essere raccontata per il contesto: la fondazione Ferrero \u00e8 un edificio sobrio e senza spocchia, a pochi passi dall\u2019azienda madre, circondato dai campi della scuola calcio (altra attivit\u00e0 della Fondazione) dove frotte di ragazzini di ogni nazionalit\u00e0 giocano e gridano. L\u2019accoglienza in mostra \u00e8 garantita dai cortesi pensionati della Ferrero. Il colpo d\u2019occhio entrando nella sala del video \u00e8 sorprendente: non la solita saletta stipata di panche, ma un vero cinema auditorium. Il filmato semplice ma molto utile per capire l\u2019artista dura una ventina di minuti. Ogni volta la sala si svuota e si ri-riempie. Questo per dire che un\u2019operazione di dignit\u00e0 culturale e civile alla fine serve anche per collocare nella giusta luce un artista: <strong>Carr\u00e0 \u00e8 figlio di quest\u2019Italia, bella, amica, senza nessuno complesso di essere provincia.<\/strong> Un\u2019Italia consapevole delle proprie virt\u00f9. (Certo Alba ha avuto la fortuna di dare i natale al pi\u00f9 grande storico dell\u2019arte del 900, Roberto Longhi: e anche in mostre e iniziative come queste il suo imprinting ancora si sente).<\/p>\n<p><strong>A Milano, le Gallerie d\u2019Italia. <\/strong>Che dire di un museo del 900 che spunta a 400 metri da un altro museo del 900 aperto appena tre anni fa? Il nuovo museo di IntesaSanPaolo, aperto nei saloni dove un tempo regnava Raffaele Mattioli (era la sede della Banca Commerciale), ha qualcosa di irragionevole: una raccolta non del massimo livello (per quel che mi riguarda ho registrato una sola grande opera, Concetto spaziale. La luna a Venezia di Lucio Fontana, 1961) disposta in locali faraonici. \u00c8 un\u2019operazione sopra le righe e non riusciamo ad immaginarci la vita normale di un museo come questo una volta finito l\u2019appeal della gratuit\u00e0. Gi\u00e0 s\u2019\u00e8 visto cos\u2019\u00e8 successo all\u2019altro museo del 900 e quanta fatica si deve fare per conquistare pubblico, pur essendo affacciati su Piazza Duomo. <strong>Un po\u2019 pi\u00f9 di pensiero condiviso tra pubblico e privato in una citt\u00e0 come Milano non sarebbe un male\u2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>A Milano, in fila per Canova.<\/strong> C\u2019\u00e8 da chiedersi perch\u00e9 una scultura non delle pi\u00f9 belle di Canova accompagnata da un quadro non straordinario di un pittore (Fran\u00e7ois G\u00e9rard) certo non molto noto, possa attirare 200mila visitatori in un mese. Non basta dire che \u00e8 l\u2019attrazione dell\u2019opera feticcio. <strong>In questo caso c\u2019\u00e8 un meccanismo di richiamo e un modello di proposta che funziona.<\/strong> \u00c8 come entrare in una stanza delle meraviglie, in cui voci ben collaudate accompagnano in un breve viaggio che transita dalla storia al mito, dall\u2019arte alla filosofia dell\u2019amore. Non basta chiamare tutto questo \u201cvisita guidata\u201d. \u00c8 qualcosa di diverso: nel buio fasciato da proiezioni piranesiane, il pensiero stacca e si naviga trasognati nella favola di Amore e Psiche sollecittai da quei corpi cos\u00ec fluidi a dispetto del marmo e un po&#8217; transgender.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Torino, Degas dal Mus\u00e9e d&#8217;Orsay. Una mostra abbastanza deludente, che non serve a capire la forza contemporanea di un gigante come Degas. 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