{"id":2643,"date":"2012-08-23T14:15:34","date_gmt":"2012-08-23T14:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2643"},"modified":"2012-08-23T15:25:42","modified_gmt":"2012-08-23T15:25:42","slug":"il-beaubourg-quel-geniale-scherzo-di-gioventu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2643","title":{"rendered":"Il Beaubourg, quel geniale scherzo di giovent\u00f9"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2645\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/beaubourgalto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2645\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/beaubourgalto-300x198.jpg\" alt=\"\" title=\"beaubourgalto\" width=\"300\" height=\"198\" class=\"size-medium wp-image-2645\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/beaubourgalto-300x198.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/beaubourgalto-1024x676.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/beaubourgalto.jpg 1466w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2645\" class=\"wp-caption-text\">Una stupenda immagine del Beaubourg visto dall&#039;alto e dal retro. (Clicca sull'immagine per ingrandirla)<\/p><\/div>\n<p>Non me sarei occupato cos\u00ec a fondo se non avessi dovuto farlo per una conferenza (ieri al Museo Diocesano di Milano). Ma a volte le cose che fai per \u201cdovere\u201d portano molte sorprese. E la sorpresa \u00e8 stata di capire bene le ragioni che hanno fondato <strong>un museo che non amo tanto come museo ma come luogo: il Beaubourg.<\/strong> Ho capito che nel 1969 quando Pompidou prese l\u2019iniziativa, in modo molto autorevole e deciso, di dare a Parigi un luogo che Parigi non aveva per l\u2019arte contemporanea, aveva degli obiettivi molto precisi. Uno, <strong>ridare il primato che Parigi <\/strong>aveva perso come centro di riferimento per la produzuone artistica (nel 1969 a New York c\u2019era stata la mega mostra-sfregio sull\u2019arte americana 1940-1970: ovvero la consacrazione dell\u2019egemonia). Due,<strong> riassorbire in modo veloce le spinte innovative e disgregatrici del 1968,<\/strong> con un luogo che Pompidou stesso non chiama museo ma centro di produzione delle arti. Non \u00e8 un caso che tre anni dopo, il gigantesco concorso a cui avevano partecipato oltre 600 studi di tutto il mondo,<strong> venisse vinto da due semisconosciuti architetti trentenni, dal look molto sessantottino.<\/strong> Renzo Piano e Richard Rogers vincono con un progetto che in teoria avrebbe dovuto esser scartato a priori, perch\u00e9 contravveniva una delle regole di ferro dell\u2019urbanistica parigina imposte dal prefetto Hausmann: niente edifici oltre i 25 metri (il \u201cplafond de Paris\u201d, lo avevano ribattezzato). Piano-Rogers invece <strong>sviluppano la cubatura dell\u2019edificio in altezza, arrivando a 42 metri, per liberare la grande piazza, come spazio aperto, luogo di raccolta, espansione esterna dello spazio interno del Beaaubourg. <\/strong>La piazza, un\u2019idea sessantottina: ma \u00e8 l\u2019idea vincente che folgora tutta la giuria (del massimo livello: Laclotte, Niemeyer, Philips Johnson, il direttore delle Stedelijk di Amsterdam tra gli altri). La \u201cchenille\u201d (il bruco), cio\u00e8 l\u2019elemento della scala mobile esterna che s\u2019affaccia sulla piazza, altro elemento che conquista la giuria, in fondo \u00e8 un\u2019espansione concettuale di quella stessa idea della piazza. P<strong>oi Piano&#038;Rogers vanno avanti con una radicalit\u00e0 molto sessantottina: struttura libera da muri perimetrali e non, spazi interni tutti liberi da gestire.<\/strong> Nulla di preordinato. Il meglio viene dalla genialit\u00e0 semplice della concezione costruttiva: tutto acciaio. Pilastri alti 48 metri (85 cm di diametro), travi di 45 che andavano a poggiare su qugli <strong>stupendi elementi concepiti come raccordo e che fanno da bilanciere (le \u201cgerberette\u201d) da 10 tonnellate l\u2019una<\/strong>, tenute a terra da agilissimi tiranti sempre d&#8217;acciaio. Poi sopra, tutto questo, l\u2019impiantito. (se volete divertirvi, qui <a href=\"http:\/\/www.centrepompidou.fr\/education\/ressources\/ENS-architecture-centre-pompidou\/comment_ca_fonctionne\/p2.htm\" target=\"_blank\">il sito del Pompidou<\/a> propone il gioco del montaggio di questi elementi: un meccano virtuale). L\u2019epopea della costruzione con l\u2019arrivo nel vecchio Marais dei pezzi interi sfornati dalla Krup di Essen, \u00e8 qualcosa  rimasto nella memoria dei parigini.<br \/>\nIl tutto dipinto di bianco, mentre i colori che danno il tono (misuratamente pop) al Beaubourg sono quelli che distinguono le le infrastutture: blu i tubi dell\u2019aria (ma bianche le grandi prese d&#8217;aria sul tetto e sulla piazza, le famose &#8220;orecchie d&#8217;elefante&#8221;), gialli quelli dell\u2019elettricit\u00e0, verdi le condutture dell&#8217;acqua per condizionamento e sanitari. E naturalmente il rosso per ci\u00f2 che fa salire le cose e gli uomini: la \u201cchenille\u201d e gli ascensori.<br \/>\n<strong>\u00c8 un\u2019operazione di spavalda eversione architettonica il Beaubourg. <\/strong>Basta vederlo dall\u2019alto inserito come un\u2019astronave piombata da chiss\u00e0 dove (come nella stupenda foto qui sopra). <strong>Un grande giocattolo, concepito con una sana incoscienza giovanile. Non si pu\u00f2 non amarlo\u2026<\/strong> Mai pi\u00f9 Piano e Rogers avrebbero osato tanto.<br \/>\nDelle due ragioni fondanti che avevano mosso Pompidou una \u00e8 vinta e l\u2019altra no. Vinta la scommessa di assorbimento del 1968 (lo \u201cstato culturale\u201d non sbaglia un colpo\u2026): con il Beaubourg le istanze \u201calternative\u201d di libert\u00e0, di abbattimento dei muri, di creativit\u00e0 diffusa, sono fatte proprie da chi doveva essere il soggetto da combattere. Persa quella di rimettere Parigi al centro. Il museo, che ha la pi\u00f9 straordinaria raccolta del 900 (una gioia infinita e indicibile le decine di Matisse), \u00e8 un luogo che non \u00e8 mai decollato: su 5 persone che entrano al Beaubourg una sola va in quelle sale. Nulla a che vedere con l\u2019energia che il Moma riserva a chi ne varca la porta.<br \/>\n<strong>La cosa pi\u00f9 bella del Beaubourg resta il Beaubourg.<\/strong> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non me sarei occupato cos\u00ec a fondo se non avessi dovuto farlo per una conferenza (ieri al Museo Diocesano di Milano). Ma a volte le cose che fai per \u201cdovere\u201d portano molte sorprese. 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