{"id":2564,"date":"2012-06-25T13:18:19","date_gmt":"2012-06-25T13:18:19","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2564"},"modified":"2012-06-25T13:19:54","modified_gmt":"2012-06-25T13:19:54","slug":"warhol-il-titolo-e-tutto-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2564","title":{"rendered":"Warhol, il titolo \u00e8 tutto"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2566\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/5564616902_6d62f491b3_o1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2566\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/5564616902_6d62f491b3_o1-300x230.jpg\" alt=\"\" title=\"5564616902_6d62f491b3_o\" width=\"300\" height=\"230\" class=\"size-medium wp-image-2566\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/5564616902_6d62f491b3_o1-300x230.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/5564616902_6d62f491b3_o1-1024x788.jpg 1024w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/5564616902_6d62f491b3_o1.jpg 1599w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2566\" class=\"wp-caption-text\">Warhol, Fate presto, 1980<\/p><\/div>\n<p>Andy Warhol \u00e8 davvero un artista infinito. Ne ho avuto conferma un\u2019altra volta vedendo la mostra in corso a Roma, alla Galleria d\u2019Arte Moderna, sul suo rapporto con i giornali. <strong>L\u2019hanno chiamata Headlines, ed \u00e8 il \u201ctitolo\u201d pi\u00f9 giusto perch\u00e9 con la sua genialit\u00e0 elementare Warhol<\/strong> vede in questo elemento il punto chiave dell\u2019informazione giornalistica: che al titolo affida l\u2019immediatezza per affondare nella sensibilit\u00e0 dei lettori e attorno al titolo costruisce la propria struttura architettonica. In che senso Warhol \u00e8 infinito? Perch\u00e9 \u00e8 un artista che non si smette mai di scoprire e di conoscere. \u00c8 un artista da cui continuano a scaturire cose nuove: non nel senso feticistico dell\u2019inedito, bens\u00ec nella novit\u00e0 della prospettiva che spalanca. Il che \u00e8 molto pi\u00f9 interessante. La mostra di Roma \u00e8 di grande impatto, imperniata <strong>sul quel grande trittico del Fate presto (titolo del <em>Mattino<\/em> di Napoli all\u2019indomani del terremoto in Irpinia).<\/strong> Al centro del Trittico c\u2019\u00e8 la versione serigrafata bianco su bianco del prima pagina del Mattino, che rappresenta uno slittamento della cronaca verso quel luogo enigmatico che \u00e8 il passaggio tra vita e la morte. Lo si guarda con il fiato sospeso, per la purezza, e per quella consistenza un po\u2019 amniotica. Ma intanto nel percorso siamo passati per il <strong>primo celebre lavoro sul Daily Mirror: \u201c129 dead in jet\u201d del 1962:<\/strong> non ancora serigrafia, ma dipinto, quadro di dimensioni \u201curlate\u201d, in cui i caratteri del titolo assai pi\u00f9 che l\u2019immagine diventano insieme messaggio e struttura. Assoluta elementarit\u00e0 che sprigiona un\u2019energia comunicativa quasi primordiale. Come avrebbe spiegato in altra occasione Warhol, non era tanto il fatto che lo interessava, bens\u00ec l\u2019artificio attraverso il quale il fatto diventa un\u2019operazione di gestione della psicologia collettiva.<br \/>\nDi una bellezza e di un\u2019intelligenza sorprendenti <strong>\u00e8 la cartella realizzata all\u2019indomani dell\u2019assassino di John Kennedy: <\/strong>dispacci di agenzia riscritti e scanditi con il ritmo angoscioso delle notizia che scivolano verso un epilogo senza ritorno, alternate a straordinarie immagini virate in diverse monocromie. <strong>E Warhol spiega appunto di concepire questa sua operazione per liberare l\u2019America dalla tristezza <\/strong>in cui era rimasta come schiacciata dalla morte di Kennedy. Poi appunto, il Trittico napoletano, che era stato preceduto mesi prima da un primo esaltante contatto con la citt\u00e0, su invito di un grande gallerista insieme a Beuys. <strong>Allora Warhol aveva affidato una piccola poesia, pubblicata proprio dal Mattino, un suo pensiero su Napoli:<\/strong> \u00abAmo Napoli perch\u00e9 mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York \u00e8 una citt\u00e0 che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente \u00e8 felice come quella di New York. Quello che preferisco di pi\u00f9 a Napoli \u00e8 visitare tutte le vecchie famiglie nei loro vecchi palazzi che sembrano stare in piedi tenuti insieme da una corda, dando quasi l\u2019impressione di voler cadere in mare da un momento all\u2019altro\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Buono il catalogo Electa,<\/strong> completo e con una copertina felice. Solo due appunti volanti: il Trittico Fate presto presentato su tre pagine divise: quell\u2019opera \u00e8 un tutt\u2019uno che non va \u201cspaccato\u201d. E la cartella su JFK che avrei impaginato cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata esposta: rende molto di pi\u00f9 il ritmo che Warhol aveva in testa.<\/p>\n<p><strong>Mostra vista in compagnia di Alessandro e Bea, <\/strong>intelligenti e complememtari nelle loro osservazioni. Con Bea ho capito meglio la funzione strategica del bianco e del nero nel Trittico, con Ale ho scoperto che quella prima pagina del <em>Mattino<\/em> aveva rappresentato un qualcosa di storico nel nostro giornalismo, con il direttore Roberto Ciuni che aveva sguinzagliato i giovani sulle zone del disastro, lasciando in panchina i vecchi inviati. Evidentemente Warhol ci aveva visto giusto anche in questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andy Warhol \u00e8 davvero un artista infinito. 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