{"id":2501,"date":"2012-05-27T21:26:46","date_gmt":"2012-05-27T21:26:46","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2501"},"modified":"2012-05-29T07:54:48","modified_gmt":"2012-05-29T07:54:48","slug":"museo-del-design-il-design-come-feticcio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2501","title":{"rendered":"Museo del Design, il design come feticcio"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2504\" style=\"width: 684px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/tdm5_foto04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2504\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/tdm5_foto04.jpg\" alt=\"\" title=\"tdm5_foto04\" width=\"674\" height=\"431\" class=\"size-full wp-image-2504\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/tdm5_foto04.jpg 674w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/tdm5_foto04-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2504\" class=\"wp-caption-text\">Giovanni Pintori, pubblicit\u00e0 per le calcolatrici Olivetti<\/p><\/div>\n<p>(Devo questi spunti a Massimiliano, tks)<br \/>\nPiccola riflessione  dopo aver visitato <strong>la quinta edizione del Museo del Design alla Triennale di Milano,<\/strong> quest\u2019anno dedicato alla Grafica Italiana. L\u2019impaginazione \u00e8 pulita ed elegante, tutta giocata su nette transizioni di colori: ma ala fine risulta un\u2019impostazione un po\u2019 vetrinistica, pensata per mettere in mostra il meglio, che nella gran parte dei casi \u00e8 il solito \u201cmeglio\u201d che abbiamo avuto modo di vedere in tante altre mostre o libri pamphlettistici sull\u2019argomento. In questo modo secondo me <strong>si insiste nel dare un\u2019idea sbagliata e tutta mediatica del design; roba appunto da vetrine di negozi trendy<\/strong>. Invece la realt\u00e0 vera che ha fatto grande il design italiano \u00e8 l\u2019artigianalit\u00e0 anche faticosa del suo procedere. Ho in mente gli studi di Magistretti e Castiglioni e sono luoghi dove si avverte l\u2019accumulo del lavoro materiale, la \u201csporcizia\u201d lasciata dallo sperimentare, la fatica che precede l\u2019illuminazione che risolve l\u2019oggetto. Tutto questo viene come cancellato, per dare risalto solo all\u2019oggetto finale: quasi fosse l\u2019esito della magia di uomini dotati di particolare grazia creativa. Mi sembra un approccio poco interessante e pedagogicamente poco educativo. <strong>Il design cos\u00ec si trasforma in un feticcio, messo l\u00ec per riscuotere la nostra adorazione.<\/strong> Fosse stato per me, avrei preso solo una delle tante declinazioni della grafica (i giornali, solo per fare un esempio) e avrei ricostruito i vari percorsi, laboriosi e affascinanti, che avevano portato ad esiti tanto ammirati. \u00c8 un approccio che permette confronti pi\u00f9 serrati e anche culturalmente pi\u00f9 interessanti. Avere la percezione della fatica e dei tentativi che stanno dietro alla bellezza sintetica e brillante di una soluzione, renderebbe pi\u00f9 reale quella stessa bellezza. <\/p>\n<p>Per spiegarmi meglio: c&#8217;\u00e8 una piccola sezione della mostra <strong>in cui sono esposti alcuni studi di Bob Noorda per la segnaletica della Metropolitana milanese<\/strong> (un vero capolavoro distrutto da uno stillicidio di interventi scriteriati). In uno di quetsi che ho fotografato (male) prendendomi il rimprovero del guardiano si evde com Noorda si fosse preoccupato che le scritte con il nome delle stazioni fossero visibili sempre, in qualunque parte della carrozza uno si trovasse (mettendo cos\u00ec i nomi anche sui pilasti al centro, oggi colonizzati dalla pubblicit\u00e0). Non a caso subito dopo lo chiamarono a sistemare la metropolitana di New York&#8230;  \u00c8 un esempio di quale lungo e paziente processo di pensiero, di sperimentazione e di semplificazione abbia dietro di s\u00e9 ogni prodotto finito di grafica. <\/p>\n<div id=\"attachment_2512\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/noorda.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2512\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/noorda.jpg\" alt=\"\" title=\"noorda\" width=\"600\" height=\"357\" class=\"size-full wp-image-2512\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/noorda.jpg 600w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/noorda-300x178.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2512\" class=\"wp-caption-text\">Bob Noorda, studio per il posizionamento della segnaletica della Metropolitana Milanese<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Devo questi spunti a Massimiliano, tks) Piccola riflessione dopo aver visitato la quinta edizione del Museo del Design alla Triennale di Milano, quest\u2019anno dedicato alla Grafica Italiana. 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