{"id":2453,"date":"2012-04-24T08:03:35","date_gmt":"2012-04-24T08:03:35","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2453"},"modified":"2012-04-24T08:04:32","modified_gmt":"2012-04-24T08:04:32","slug":"guardando-ammirato-il-portico-di-san-lorenzo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2453","title":{"rendered":"Guardando ammirato il portico di San Lorenzo"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2456\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/foto11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2456\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/foto11-300x199.jpg\" alt=\"\" title=\"foto[1]\" width=\"300\" height=\"199\" class=\"size-medium wp-image-2456\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/foto11-300x199.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/foto11.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2456\" class=\"wp-caption-text\">Il portico di San Lorenzo fuori le Mura (foto di Bruno Brunelli)<\/p><\/div>\n<p>Osservavo ieri, ammirato, le colonne del portico di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Bellissime, con quelle scanalature che salgono a spirale, con un motivo che \u00e8 un dolce richiamo a un senso umano di eternit\u00e0. Finiscono con un capitello ionico impreziosito da un lavoro di traforo. Sopra c&#8217;\u00e8 un&#8217;architrave con motivi decorativi a mosaico, che sembrano un paramento a festa. C\u2019\u00e8 un punto di pace in certe architetture: e lo capisci quando scopri che non smetteresti mai di guardarle. Sono architetture nate &#8220;giuste&#8221; che quindi tengono questa loro cifra, nonostante il lavorio a volte pesante del tempo. Le architetture nate &#8220;giuste&#8221; in genere non sono mai frutto di intuizioni geniali, ma sono idee che si mettono nella scia di cose che gi\u00e0 esistono, o che addirittura si adattano docilmente a situazioni preesistenti. Sono architetture obbedienti. San Lorenzo, con la sua doppia navata, neanche in asse una con l\u2019altra, figlie di due momenti della sua storia (costantiniana e medievale) \u00e8 un po\u2019 cos\u00ec. C\u2019\u00e8 in quella chiesa come una trasparenza, una limpidezza che si spiega solo con il fatto che ognuna di quelle pietre \u00e8 stata messa l\u00ec non per dare spettacolo di s\u00e9 ma per far da riflesso ad un&#8217;altra gloria. Nello specifico \u00e8 quella di cui si sono fatti tramite Lorenzo e Stefano i due diaconi martiri che sono sepolti nella cripta della basilica. Pensavo poi alle colonne della navata medievale, scheggiate dalle bombe del 1945: e quindi come anche il dolore e la fatica dell\u2019uomo fossero comprese in quelle pietre. Pietre ferite, accanto a pietre che \u201ccantano\u201d, come quelle del meraviglioso pavimento cosmatesco. Tutto si tiene quando un\u2019architettura \u00e8 \u201cgiusta\u201d, perch\u00e9 \u00e8 inclusiva, mai esclusiva. Non teme gli inserimenti imprevisti e a volte violenti della storia. E pensavo anche alla sorpresa che mi fa ogni volta ritrovare nella cappella in fondo a destrauna scarna tela (molto affaticata dal tempo, con l\u2019<em>Elemosina di San Lorenzo<\/em>) del grande Giovanni Serodine, lombardo in trasferta.<br \/>\nPensavo a tutte queste cose stando sulla piazza perch\u00e9 all\u2019interno la basilica era strapiena per i funerali di don Giacomo, un sacerdote molto importante per la vita di molti e anche per la mia. E pensavo che quel che stavo guardando aveva una relazione davvero profonda con quello che \u00e8 stata la sua vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osservavo ieri, ammirato, le colonne del portico di San Lorenzo fuori le Mura a Roma. Bellissime, con quelle scanalature che salgono a spirale, con un motivo che \u00e8 un dolce richiamo a un senso umano di eternit\u00e0. Finiscono con un capitello ionico impreziosito da un lavoro di traforo. 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