{"id":2432,"date":"2012-04-08T08:42:24","date_gmt":"2012-04-08T08:42:24","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2432"},"modified":"2012-04-08T08:42:24","modified_gmt":"2012-04-08T08:42:24","slug":"ravenna-gli-asparagi-di-san-vitale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2432","title":{"rendered":"Ravenna, gli asparagi di San Vitale"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2434\" style=\"width: 708px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/2769589129_9f31ecd849_b1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2434\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/2769589129_9f31ecd849_b1.jpg\" alt=\"\" title=\"2769589129_9f31ecd849_b\" width=\"698\" height=\"1024\" class=\"size-full wp-image-2434\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/2769589129_9f31ecd849_b1.jpg 698w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/2769589129_9f31ecd849_b1-204x300.jpg 204w\" sizes=\"auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2434\" class=\"wp-caption-text\">L&#039;abside di San Vitale (foto Skiwalker79)<\/p><\/div>\n<p>Seconda visita in poco tempo a San Vitale a Ravenna. \u00c8 un\u2019occasione obbligata per sguardi non scontati. Per fortuna mi viene incontro un libro casualmente in libreria datato 1935. <strong>Ma l\u2019autore \u00e8 una garanzia, Corrado Ricci.<\/strong> \u00c8 un libro che ti porta fuori dalla scontatezza, con le sue osservazioni minuziose. Dopo averlo letto capisco che una visita semplice e ben fatta a San Vitale pu\u00f2 avvvenire attraverso tre step.<br \/>\n<strong>Il primo: <\/strong>il rito d\u2019ingresso dal grande pronao a due porte (quindi non in asse con l\u2019abside). \u00c8 un rito di disvelamento di una delle pi\u00f9 straordinarie architetture del mondo. L\u2019esterno delle chiese ravennati sono sempre scatole di laterizio che non lasciano presagire lo splendore che invece custodiscono all\u2019interno. Dal pronao si \u00e8 attratti dalla luce dell\u2019ottagono, una meraviglia di spinte convergenti verso il centro (i pilastri triangolari tagliati a tonco di cono nel lato che punta verso l\u2019interno) e di ammorbidimenti con le sette absidiole traforate che si aprono tra un pilastro e l\u2019altro. \u00c8 un accavallarsi di spazi che si tengono l\u2019un altro, di muri che si aprono e lasciano spazio ad altre organismi architettonici. Non tutto \u00e8 sotto il controllo dell\u2019occhio: i matronei fuggono risucchiati dalla luce opalina delle finestre di alabastro.<br \/>\n<strong>Secondo step:<\/strong> arriviamo ai mosaici, e affrontiamoli sulla base del loro stile. Qui si gioca un passaggio d\u2019epoca. Nei primi, quelli del presbiterio, anno circa 530, soffiano gli ultimi refoli del naturalismo romano ellenistico. Il verde fa dominante indiscussa, l\u2019organizzazione degli spazi non \u00e8 rigorosa come accadr\u00e0 con i bizantini: le scene di Mos\u00e8, stupende, sono inserite a coprire lo spazio rimasto irrisolto verso l\u2019abside. Le vesti \u201cvestono\u201d ancora i corpi e si agitano al movimento dei personaggi (non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la concitata, palpitante corsa del San Lorenzo di Galla Placidia, di 60 anni prima: ma qualche segno resta ancora). C\u2019\u00e8 tanta, tantissima natura: nella volta del presbiterio Ricci conta 80 animali; nelle parti basse ce ne sono altri sette e sono animali da palude, a memoria di quella che cingeva Ravenna. Ma, massima sorpresa, <strong>nella volta per volte ricorrono tre mazzi di asparagi. <\/strong>Gli asparagi ravennati erano stati magnificati da Plinio e da Marziale. Giovenale, nell\u2019undicesima satira, dice che arrivano addirittura al peso di tre libbre.<br \/>\n<strong>Terzo step: <\/strong>l\u2019abside. Siamo al punto topico, certamente oltre il 550 visto che il vescovo Massimiano che si immortala al lato dell\u2019imperatore sale sulla cattedra nel 546. Il mondo \u00e8 cambiato. Le vesti scendono a piombo sui corpi. Le linee non sgarrano pi\u00f9 dall\u2019ordine prefissato. La presa \u00e8 rigorosamente frontale. La rappresentazione \u00e8 sfolgorio puro. Ma qui Ricci sotolinea un elemento chiave e che fa da raccordo rigoroso con le scene stilisticamente diverse che precedevano. La frontalit\u00e0 infatti \u00e8 una forzatura: in realt\u00e0 i due schieramenti di Giustiniano e di Teodora sono due cortei. Stanno camminando verso il centro dell\u2019abside, come suggeriscono chiaramente le prime due figure. A loro il compito di portare la patena (Giustiniano) e la pisside (Teodosia) all\u2019altare sottostante dove si terr\u00e0 il sacrificio eucaristico. Lo avevano annunciato le scene chiave del presbiterio: a destra i sacrifici di Abele e Melchisedec; a destra i tre angeli ospiti di Abramo che benedicono il pane. Passano le epoche, passano gli stili, ma tutto si tiene. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seconda visita in poco tempo a San Vitale a Ravenna. \u00c8 un\u2019occasione obbligata per sguardi non scontati. Per fortuna mi viene incontro un libro casualmente in libreria datato 1935. Ma l\u2019autore \u00e8 una garanzia, Corrado Ricci. \u00c8 un libro che ti porta fuori dalla scontatezza, con le sue osservazioni minuziose. 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