{"id":2381,"date":"2012-03-13T08:39:14","date_gmt":"2012-03-13T08:39:14","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2381"},"modified":"2012-03-13T08:41:21","modified_gmt":"2012-03-13T08:41:21","slug":"le-futili-battaglie-per-la-battaglia-di-anghiari","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2381","title":{"rendered":"Le futili battaglie per la Battaglia di Anghiari"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2385\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rubens_Battle_of_Anghiari1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2385\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rubens_Battle_of_Anghiari1-300x218.jpg\" alt=\"\" title=\"Rubens_Battle_of_Anghiari\" width=\"300\" height=\"218\" class=\"size-medium wp-image-2385\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rubens_Battle_of_Anghiari1-300x218.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Rubens_Battle_of_Anghiari1.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2385\" class=\"wp-caption-text\">Rubens, Disegno dalla Battaglia di Anghiari di Leonardo<\/p><\/div>\n<p><em>Volete provare a \u201cvedere\u201d davvero la Battaglia di Anghiari dipinta (?) da Leonardo nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Non credo che avventurosi restauri all&#8217;americana possano mai esaudire questo desiderio un po&#8217; da ingordi. Pi\u00f9 semplice rileggere le parole che vi dedic\u00f2 nelle Vite Giorgio Vasari, colui che che realizz\u00f2 l&#8217;affresco che oggi copre ci\u00f2 che restava (se qualcosa restava) dell&#8217;affresco di Leonardo. Le parole rendono efficacemente l&#8217;idea. Sopra, il famoso disegno che Rubens trasse nel 1604 da un&#8217;incisione della Battaglia realizzata da Lorenzo Zecchia nel 1558.<\/em><\/p>\n<p>E tra il gonfalonieri et i cittadini grandi si pratic\u00f2 che essendosi fatta di nuovo la gran sala del consiglio, l\u2019architettura della quale fu ordinata col giudizio e consiglio suo, di Giuliano S. Gallo e di Simone Pollaiuoli detto Cronaca e di Michelagnolo Buonarroti e Baccio di Agnolo (come a\u2019 suoi luoghi pi\u00f9 distintamente si raggioner\u00e0). La quale finita, con grande prestezza fu per decreto publico ordinato, che a Lionardo fussi dato a dipignere qualche opera bella; e cos\u00ec da Piero Soderini, gonfaloniere allora di giustizia, gli fu allogata la detta sala. Per il che volendola condurre Lionardo, cominci\u00f2 un cartone alla sala del papa, luogo in S. Maria Novella, dentrovi la storia di Niccol\u00f2 Piccinino, capitano del duca Filippo di Milano, nel quale disegn\u00f2 un groppo di cavalli che combattevano una bandiera, cosa che eccellentissima e di gran magisterio fu tenuta per le mirabilissime considerazioni che egli ebbe nel far quella fuga. Perci\u00f2 che in essa non si conosce meno la rabbia, lo sdegno e la vendetta negli uomini che ne\u2019 cavalli; tra quali due intrecciatisi con le gambe dinanzi non fanno men guerra coi denti, che si faccia chi gli cavalca nel combattere detta bandiera, dove apiccato le mani un soldato, con la forza delle spalle, mentre mette il cavallo in fuga, rivolto egli con la persona, aggrappato l\u2019aste dello stendardo, per sgusciarlo per forza delle mani di quattro, che due lo difendono con una mano per uno, e l\u2019altra in aria con le spade tentano di tagliar l\u2019aste; mentre che un soldato vecchio con un berretton rosso, gridando, tiene una mano nell\u2019asta e con l\u2019altra inalberato una storta, mena con stizza un colpo, per tagliar tutte a due le mani a coloro, che con forza digrignando i denti, tentano con fierissima attitudine di difendere la loro bandiera; oltra che in terra fra le gambe de\u2019 cavagli v\u2019\u00e8 due figure in iscorto, che combattendo insieme, mentre uno in terra ha sopra uno soldato, che alzato il braccio quanto pu\u00f2, con quella forza maggiore gli mette alla gola il pugnale, per finirgli la vita: e quello altro con le gambe e con le braccia sbattuto, fa ci\u00f2 che egli pu\u00f2 per non volere la morte. N\u00e8 si pu\u00f2 esprimere il disegno che Lionardo fece negli abiti de\u2019 soldati, variatamente variati da lui; simile i cimieri e gli altri ornamenti, senza la maestria incredibile che egli mostr\u00f2 nelle forme e lineamenti de\u2019 cavagli: i quali Lionardo meglio ch\u2019altro maestro fece, di bravura, di muscoli e di garbata bellezza.<br \/>\nDicesi che per disegnare il detto cartone fece uno edifizio artificiosissimo che, stringendolo, s\u2019alzava, et allargandolo, s\u2019abbassava. Et imaginandosi di volere a olio colorire in muro, fece una composizione d\u2019una mistura s\u00ec grossa, per lo incollato del muro, che continuando a dipignere in detta sala, cominci\u00f2 a colare, di maniera che in breve tempo abbandon\u00f2 quella, vedendola guastare.<br \/>\nAveva Lionardo grandissimo animo et in ogni sua azzione era generosissimo. Dicesi che andando al banco per la provisione, ch\u2019ogni mese da Piero Soderini soleva pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci di quattrini; et egli non li volse pigliare, rispondendogli: \u201cIo non sono dipintore da quattrini\u201d. Essendo incolpato d\u2019aver giuntato da Piero Soderini fu mormorato contra di lui; per che Lionardo fece tanto con gli amici suoi, che ragun\u00f2 i danari e portolli per ristituire, ma Piero non li volle accettare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Volete provare a \u201cvedere\u201d davvero la Battaglia di Anghiari dipinta (?) da Leonardo nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Non credo che avventurosi restauri all&#8217;americana possano mai esaudire questo desiderio un po&#8217; da ingordi. 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