{"id":2325,"date":"2012-02-17T19:23:24","date_gmt":"2012-02-17T19:23:24","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2325"},"modified":"2012-02-17T19:30:27","modified_gmt":"2012-02-17T19:30:27","slug":"jazz-session-per-morandi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2325","title":{"rendered":"Jazz session per Morandi"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abCaro Thelonious Monk, ho avuto l\u2019occasione di ascoltarla la notte scorsa grazie ad una fortunata coincidenza inaspettata\u2026 \u00bb. Vi dicessi di indovinare chi \u00e8 il mittente di questa lettera spedita al grande jazzista americano il 22 aprile 1961, non ci arrivereste mai\u2026 Ebbene, \u00e8 Giorgio Morandi. Che scrive da Bologna dopo essere stato la sera prima al teatro Lirico di Milano al concerto di Monk. La lettera \u00e8 pubblicata su Exibart on Paper (tks a Giovanni che me l\u2019ha segnalata). Fa effetto pensare al riservatissimo (quasi scontroso) e ormai anziano Morandi che, prima si lascia stupire dai suoni di un musicista cos\u00ec lontano dai suoi mondi (\u00ab\u2026 ho ancora impresso il movimento delle sue dita tese come bacchette sulla tastiera, che invece di muoversi velocemente scolpivano il ritmo con un\u2019economia di note sorprendente\u00bb: l\u2019economia di note, ecco una categoria molto morandiana\u2026). E poi prende carta e penna senza lasciar passare tempo per raccontare per iscritto a Monk molto pi\u00f9 che una semplice impressione. \u00c8 come una confessione aperta a un uomo che \u00e8 bastato un attimo per sentire amico. Ecco alcuni passaggi della lettera. Inutile sottolineare che \u00e8 di un\u2019acutezza spiazzante. E che verrebbe voglia di ripassarsela a memoria tanto accarezza le misteriose dinamiche del fare arte. <\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_2326\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Thelonious_Monk.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2326\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Thelonious_Monk-300x217.jpg\" alt=\"\" title=\"Thelonious_Monk\" width=\"300\" height=\"217\" class=\"size-medium wp-image-2326\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Thelonious_Monk-300x217.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/Thelonious_Monk.jpg 532w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2326\" class=\"wp-caption-text\">Thelonious Monk<\/p><\/div>\n<p>Le ragioni di questa lettera provengono da alcuni interrogativi recenti, a cui la sua musica, con modalit\u00e0 a me sconosciute, sembra rispondere. La ricerca artistica genera sempre domande a cui, in alcuni casi, <strong>soltanto l\u2019autore pu\u00f2 dare risposta e quando questa risposta non si genera dall\u2019interno del proprio linguaggio, l\u2019ascolto di ieri mi conferma che pu\u00f2 giungere dall\u2019esterno\u2026<\/strong> Le scrivo a riguardo una confidenza di quelle che si fanno ad una persona sconosciuta che in un particolare momento della propria vita si percepisce come un amico di vecchia data. Le spiego meglio. Da circa un mese lavoro, nella mia casa di Grizzana, ad una serie di paesaggi in cui cerco un nuovo rapporto spaziale e cromatico tra gli elementi della composizione. Cos\u00ec per qualche giorno ho installato il cavalletto nel giardino di fronte ai due alberi da cui <strong>si intravvede nel retro uno scorcio della casa, costretto per\u00f2 a lasciare puntualmente la tela bianca dopo essermi arreso pi\u00f9 volte.<\/strong><br \/>\n<div id=\"attachment_2327\" style=\"width: 244px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kl_morandi_paesaggio_1961.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2327\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kl_morandi_paesaggio_1961-234x300.jpg\" alt=\"\" title=\"morandi_paesaggio_1961\" width=\"234\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-2327\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kl_morandi_paesaggio_1961-234x300.jpg 234w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/kl_morandi_paesaggio_1961.jpg 275w\" sizes=\"auto, (max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2327\" class=\"wp-caption-text\">Morandi, Case a Grizzana, 1961<\/p><\/div> Ragionavo sull\u2019esistenza di una determinata tecnica adatta a tradurre quello che volevo fare, ovvero trovare un segno in grado di esprimere il significato che attribuiamo ad una parola come pittura, o musica nel suo caso. Questa mattina, sul treno che mi riportava a Bologna, ho capito che questa domanda non ha mai ragione di essere formulata, <strong>poich\u00e9 la tecnica \u00e8 sempre un accadimento di una visione interiore,<\/strong> e dunque non esiste un modo di rappresentare le cose, soltanto un modo di sentirle, nella speranza poi che questo sentimento abbia un valore universale. Si pensa generalmente che dato il modello ne si pu\u00f2 ottenere la forma, in un determinato stile piuttosto che in un altro, seguendo i suggerimenti che dispiega la storia che ci precede. <strong>Ma la tecnica \u00e8 un incidente, mai un progetto, poich\u00e9 \u00e8 proprio il discorso artistico, quello p\u00f9 vero e profondo, che mette in crisi la relazione tra il nostro sguardo e la realt\u00e0 di tutti i giorni, giocando d\u2019anticipo sul pensiero dell\u2019autore, e creando, ogni volta un gesto \u201csu misura\u201d.<\/strong> In margine alla nuda realt\u00e0, all\u2019evidenza delle cose oggettive, lo sguardo di un artista pu\u00f2 permettersi un certo grado di miopia, spingendo il suo sguardo nello spazio in cui il mondo che gi\u00e0 conosciamo possiede una seconda vita. Cos\u00ec ogni opera d\u2019arte non \u00e8 che la possibilit\u00e0 di avere altri occhi, di moltiplicare una realt\u00e0 non pi\u00f9 di fronte a noi, ma scavata nel nostro vissuto, nel nostro piccolo mondo di essere umani.<br \/>\nLa sua musica, se mi permette signor Monk, mi sembra di questa qualit\u00e0, in grado di cogliere l\u2019essenza di un discorso musicale calato non tanto nella capacit\u00e0 dell\u2019autore di dare dignit\u00e0 allo strumento, <strong>quanto piuttosto del servirsene per metterlo da parte, lasciando il suono come unico protagonista della scena.<\/strong> Una stessa essenza che si rinnova nella forma, come in Bach o in Mozart, la cui arte \u00e8 quella che scavalca civilt\u00e0 e storia, attraverso un\u2019utopia, tutta squisitamente umana, di dare un peso alla breve vita di un uomo.<\/p>\n<p>Con rinnovata stima e gratitudine<br \/>\nSuo Giorgio Morandi<\/p>\n<p>&#8230; <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OMmeNsmQaFw\" target=\"_blank\">e ora ascoltate Thelonious Monk in azione<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCaro Thelonious Monk, ho avuto l\u2019occasione di ascoltarla la notte scorsa grazie ad una fortunata coincidenza inaspettata\u2026 \u00bb. 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