{"id":2253,"date":"2012-01-26T09:49:14","date_gmt":"2012-01-26T09:49:14","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2253"},"modified":"2012-01-26T09:49:14","modified_gmt":"2012-01-26T09:49:14","slug":"castellucci-un-pro-e-un-contro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2253","title":{"rendered":"Castellucci, un pro e un contro"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine, dopo tanto parlare, ho visto lo spettacolo di Castellucci. Due pensieri sintetici, senza nessuna pretesa: sono un non addetto ai lavori.<br \/>\n<strong>La prima parte dello spettacolo <\/strong>\u00e8 molto emozionante e straziante nella sua nudit\u00e0 e nella sua adesione disarmata alla realt\u00e0. Un figlio in et\u00e0 matura in camicia e cravatta, accudisce il padre in pieno declino fisico. L&#8217;incontinenza rende quasi insopportabile la situazione anche allo spettatore, ma il figlio non si sfila. Pulisce il padre mosso da un amore di cui lo spettatore si chiede l&#8217;origine (bravissimi i due attori). Come spiegare la fedelt\u00e0, la pazienza, la dolcezza di piccole parole sminuzzate per stemperare il &#8220;troppo&#8221; di quella situazione? Solo il volto immenso e dolce di Ges\u00f9 che dal fondo della scena guarda ed \u00e8 compagno pu\u00f2 essere una risposta adeguata. Il figlio ad un certo punto, di fronte a questa deriva del padre, ne implora una risposta: con un gesto inatteso sembra voler abbracciare quel volto.<br \/>\n<strong>La seconda parte dello spettacolo<\/strong> scatta improvvisa quando si scopre che sul comodino del padre c&#8217;\u00e8 una tanica con gli stessi liquami che lui non riesce pi\u00f9 a governare e contenere. Significa che la deriva del corpo non \u00e8 solo sua, \u00e8 nel destino di tutti. La domanda che tocca il perch\u00e9 di quella decadenza del corpo umano, erompe. Diventa una domanda su tutta la vita e le vite. Nella versione originale dello spettacolo qui si inseriva la scena al centro delle polemiche: un gruppo di bambini entrava in scena e rompeva la tregua con un lancio di granate verso il volto di Ges\u00f9. \u00c8 un anello mancante che pesa nell\u2019equilibrio dello spettacolo, che si sviluppa rapidissimo in una lotta con l\u2019immagine del volto e con la sua lacerazione sino alla comparsa del versetto del Salmo 23, \u201cTu sei il mio pastore\u201d e un \u201cnon\u201d nella penombra. L&#8217;intuizione semplice e potente che d\u00e0 avvio allo spettacolo avrebbe chiesto un epilogo che mantenesse fede all&#8217;attesa. Invece nella seconda parte \u00e8 come se prevalesse una preoccupazione pi\u00f9 &#8220;teatrale&#8221; con i suoi effetti speciali, i suoi colpi di scena. La lotta con l&#8217;immagine del volto, come a pretendere da lui una risposta circa la sua reale capacit\u00e0 di dare salvezza, resta come un&#8217;intenzione dichiarata allo spettatore ma non risolta a livello di rappresentazione. Ed \u00e8 un peccato perch\u00e9 <em>Sul concetto di volto nel Figlio di Dio<\/em> con quei suoi emozionanti e strazianti primi 40 minuti, davvero, per quel che mi riguarda, ha rimesso il teatro nel circolo della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine, dopo tanto parlare, ho visto lo spettacolo di Castellucci. Due pensieri sintetici, senza nessuna pretesa: sono un non addetto ai lavori. La prima parte dello spettacolo \u00e8 molto emozionante e straziante nella sua nudit\u00e0 e nella sua adesione disarmata alla realt\u00e0. 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