{"id":2248,"date":"2012-01-23T22:15:48","date_gmt":"2012-01-23T22:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2248"},"modified":"2012-01-23T22:25:25","modified_gmt":"2012-01-23T22:25:25","slug":"berger-come-si-guarda-una-foto-di-kertesz","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2248","title":{"rendered":"Berger, come si guarda una foto di Kert\u00e9sz"},"content":{"rendered":"<p><em>Esce questa settimana il nuovo volume della collana \u201cRiga\u201d (pp. 350, \u20ac 25) dedicato a John Berger, contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese ed \u00e8 curato da Maria Nadotti. Di John Berger mi ha spesso affascinato la capacit\u00e0 di leggere le immagini, intersecando sguardi da storico, da critico, da antropologo e da uomo curioso. Ad esempio nel fascicolo di Riga viene pubblicata questa \u201cesplorazione\u201d di una foto di Andr\u00e9 Kert\u00e9sz. \u00c8 una foto del 1919, scattata a Budapest. Le parole di Berger entrano nell\u2019immagine senza mai sopraffarla, con giudizi di valofre. Che Kert\u00e9sz sia un grande lo sappiamo. Ma da Berger si impara ad avere la pazienza di entrare negli ingranaggi di quella grandezza (solo Luca Doninelli potrebbe leggere una foto in questo modo).<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_2249\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/fotografia-e-verita\u00a6\u00c7-021.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2249\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/fotografia-e-verita\u00a6\u00c7-021-300x214.jpg\" alt=\"\" title=\"fotografia e verita\u00a6\u00c7 02\" width=\"300\" height=\"214\" class=\"size-medium wp-image-2249\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/fotografia-e-verita\u00a6\u00c7-021-300x214.jpg 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/fotografia-e-verita\u00a6\u00c7-021.jpg 610w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2249\" class=\"wp-caption-text\">Kert\u00e9sz, Partenza di un ussaro rosso, giugno 1919, Budapest<\/p><\/div>\n<p><strong>di John Berger<\/strong><br \/>\nUna madre con il suo bambino guarda fissamente un soldato. Forse stanno parlando. Non possiamo sentire le loro parole. Forse non si dicono nulla, e tutto \u00e8 gi\u00e0 stato detto dal modo in cui si guardano. Ma \u00e8 certo che stanno vivendo un dramma.<br \/>\nLa didascalia dice: \u201cPartenza di un ussaro rosso, giugno 1919, Budapest\u201d. La fotografia \u00e8 di Andr\u00e9 Kert\u00e9sz.<br \/>\nDunque, la donna \u00e8 appena uscita da casa con lui e tra breve vi far\u00e0 ritorno da sola con il bambino. Il dramma del momento \u00e8 espresso dalla differenza degli abiti che indossano. Quelli di lui da viaggio, per dormire all\u2019aperto, per combattere; quelli di lei per stare a casa.<br \/>\nLa didascalia suggerisce anche altre riflessioni. La monarchia asburgica \u00e8 caduta nell\u2019autunno precedente. L\u2019inverno \u00e8 stato segnato da tremende privazioni (soprattutto di combustibile, a Budapest) e dalla disintegrazione economica. Due mesi prima, in marzo, era stata proclamata la socialista Repubblica dei Consigli. A Parigi, gli alleati occidentali, temendo che l\u2019esempio rivoluzionario dei russi e ora degli ungheresi si diffondesse nell\u2019Europa orientale e nei Balcani, stavano decidendo il modo di mettere fine alla nuova repubblica. Era gi\u00e0 stato posto l\u2019assedio. Lo stesso generale Foch stava programmando l\u2019invasione militare che avrebbero dovuto effettuare truppe rumene e ceche. L\u2019otto giugno Clemenceau telegrafava un ultimatum a B\u00e9la Kun chiedendo il ritiro militare ungherese che avrebbe permesso ai rumeni di occupare un terzo del suo paese. L\u2019Armata Rossa ungherese combatt\u00e9 altre sei settimane, ma alla fine venne sopraffatta. In agosto, Budapest era occupata e pochissimo tempo dopo venne stabilito il primo regime fascista europeo sotto Horthy.<br \/>\n<strong>Se osserviamo un\u2019immagine del passato e vogliamo metterla in relazione con noi, abbiamo bisogno di conoscere qualcosa della storia di quel passato.<\/strong> Quindi il discorso precedente \u2013 e molte altre cose che si sarebbero potute dire \u2013 diventa rilevante alla lettura della fotografia di Kert\u00e9sz. Ed \u00e8 presumibilmente questa la ragione per cui il fotografo ha assegnato all\u2019immagine quella didascalia e non una generica come \u201cSeparazione\u201d. Eppure la fotografia \u2013 o piuttosto il modo in cui essa chiede di essere letta \u2013 non pu\u00f2 essere limitata alla sua dimensione storica.<br \/>\nTutto in essa \u00e8 storico: le uniformi, le carabine, l\u2019angolo della stazione di Budapest, l\u2019identit\u00e0 e le biografie di tutte le persone che sono (o erano) riconoscibili; anche la dimensione degli alberi al di l\u00e0 dello steccato. Eppure c\u2019\u00e8 anche qualcosa che fa resistenza alla storia: c\u2019\u00e8 un\u2019opposizione.<br \/>\nQuesta opposizione non \u00e8 la conseguenza del fatto che il fotografo abbia detto \u201cStop!\u201d.<strong> L\u2019immagine statica che ne risulta non \u00e8 come un palo piantato in un fiume che scorre.<\/strong> Sappiamo che tra un momento il soldato volter\u00e0 le spalle e partir\u00e0; presumiamo che sia il padre del bambino che la donna porta in braccio. Il senso dell\u2019istante fotografato sta gi\u00e0 affermando l\u2019esistenza di minuti, settimane, anni.<br \/>\nL\u2019opposizione esiste nello sguardo d\u2019addio tra l\u2019uomo e la donna. Lo sguardo non \u00e8 diretto verso l\u2019osservatore. Noi assistiamo alla scena come il soldato anziano con i baffi e la donna con lo scialle (forse una sorella). <strong>L\u2019esclusivit\u00e0 di quello sguardo \u00e8 sottolineato ulteriormente dalla presenza del bambino<\/strong> tra le braccia della madre: il bimbo sta guardando il padre, eppure \u00e8 escluso dallo sguardo che marito e moglie si scambiano.<br \/>\nQuello sguardo, che si incrocia davanti a noi, afferma quello che c\u2019\u00e8; non afferma tanto ci\u00f2 che si trova intorno a loro fuori della stazione, ma quello che \u00e8 la loro vita, quello che sono le loro vite. <strong>La donna e il soldato si guardano e cos\u00ec l\u2019immagine di ci\u00f2 che \u00e8 sopravviver\u00e0.<\/strong> In quello sguardo il loro essere si oppone alla loro storia, anche se pensiamo che quella storia sia da loro accettata o scelta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esce questa settimana il nuovo volume della collana \u201cRiga\u201d (pp. 350, \u20ac 25) dedicato a John Berger, contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese ed \u00e8 curato da Maria Nadotti. 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