{"id":2174,"date":"2011-11-30T08:42:33","date_gmt":"2011-11-30T08:42:33","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2174"},"modified":"2011-11-30T08:43:55","modified_gmt":"2011-11-30T08:43:55","slug":"de-seta-lultima-volta-del-mondo-che-non-ce-piu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2174","title":{"rendered":"De Seta, l&#8217;ultima volta del mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20100616180617Banditi_a_orgosolo.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20100616180617Banditi_a_orgosolo-300x225.png\" alt=\"\" title=\"20100616180617!Banditi_a_orgosolo\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2175\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20100616180617Banditi_a_orgosolo-300x225.png 300w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20100616180617Banditi_a_orgosolo.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ieri \u00e8 morto il grande Vittorio De Seta. Per me un mito. Il perch\u00e9 sia un mito (non solo per me, evidentemente) lo ha spiegato bene Martin Scorsese, in un libro dedicato a De Seta (<em>La fatica delle mani<\/em>). Nella foto, una scena di <em>Banditi a Orgosolo<\/em>.<\/p>\n<p>Due anni fa i miei produttori italiani di <em>Il mio viaggio in Italia<\/em> (il mio documentario sul cinema italiano) mi fecero un regalo inaspettato: alcune copie in 35mm di documentari diretti da Vittorio De Seta tra il 1954 e il 1958. Sette film in tutto, della durata di circa dieci minuti l&#8217;uno, sei dei quali girati in cinemascope. Titoli incantevoli come <em>Lu tempu di li pisci spata, Isole di fuoco, Pasqua in Sicilia, Contadini del mare, Parabola d&#8217;oro<\/em>&#8230; Avevo sentito parlare dei documentari di De Seta come accade per i luoghi leggendari: qualcuno doveva averli visti in un modo o nell&#8217;altro, ma nessuno si ricordava chi, dove o quando. De Seta stesso era una figura leggendaria e misteriosa.<br \/>\nAveva realizzato solo tre film negli anni sessanta (il primo dei quali, <em>Banditi a Orgosolo<\/em>, un capolavoro indiscusso) per poi scivolare, insieme ai suoi film, in una sorta di oblio. Ricordo distintamente di aver assistito alla proiezione di <em>Banditi<\/em> al New York Festival all&#8217;inizio degli anni Sessanta. Uno dei film pi\u00f9 insoliti e straordinari che avessi mai visto. La storia \u00e8 semplice: un pastore ingiustamente accusato di un crimine che non ha commesso, \u00e8 braccato in un paesaggio arido e silenzioso. Il suo gregge muore di fame e lui, ormai ridotto alla miseria, \u00e8 costretto a diventare un bandito. Ma il film \u00e8 anche la storia di un&#8217;isola e della sua gente. Ambientato sulle montagne della Barbagia, in Sardegna, il film rivela un mondo arcaico, incontaminato, dove la gente si esprime in un dialetto antico e vive secondo le regole di una volta, considerando il mondo moderno estraneo e ostile. In loro, De Seta riscopre le vestigia di una societ\u00e0 antica attraverso la quale risplende una nobilt\u00e0 perduta. Lo stile del film mi colp\u00ec profondamente. Il neorealismo era stato condotto su un altro livello, in cui il regista partecipava completamente alla narrazione, in cui la linea di demarcazione tra forma e contenuto era stata annullata e in cui erano gli eventi a dettare la forma.<br \/>\nIl senso del ritmo di De Seta, il suo uso della macchina da presa, la sua straordinaria abilit\u00e0 nel fondere i personaggi con l&#8217;ambiente circostante, furono per me una completa rivelazione. De Seta era un antropologo che si esprimeva con la voce di un poeta. Da dove veniva questa voce? Quarant&#8217;anni dopo essermi posto questa domanda ho capito che forse i suoi documentari potevano darmi una risposta. Alla fine li ho proiettati e sono rimasto stupefatto. <strong>L&#8217;inquietudine, il senso di spiazzamento, mi hanno invaso dalle prime immagini, mi sentivo impreparato di fronte a ci\u00f2 che stavo vedendo.<\/strong> Sono stato sopraffatto da un&#8217;emozione intensa, come se avessi oltrepassato lo schermo e mi fossi ritrovato <strong>in un mondo che non avevo mai conosciuto, ma che improvvisamente riconoscevo.<\/strong> Un mondo crepuscolare. Quella che stavo guardando era la mia cultura ancestrale che volgeva alla sua fine, a un passo dal suo ingresso nella sfera del mito.<br \/>\nMi venne in mente una scena del film <em>Roma<\/em> di Fellini in cui un affresco scompare al contatto con la luce durante la costruzione di una linea della metropolitana, frammenti di una civilt\u00e0 che hanno raggiunto l&#8217;epoca moderna risuonando della loro epicit\u00e0. Ma non mi ero limitato a oltrepassare lo schermo, adesso stavo entrando nell&#8217;occhio del regista, come se nell&#8217;atto di impossessarmi delle nostre radici comuni avessi visto il mondo di De Seta. Stavo condividendo la sua curiosit\u00e0 e il suo stupore e realizzando con tristezza, come doveva aver fatto anche lui, <strong>che quella era l&#8217;ultima volta che la vitalit\u00e0 di una cultura incontaminata veniva filmata. <\/strong>Era, la Sicilia sullo schermo, una Sicilia che nella mia famiglia i miei nonni furono gli ultimi a conoscere, la Sicilia dimenticata. Un luogo in cui la luce del giorno era preziosa e le notti completamente buie e misteriose. Un luogo rimasto inalterato per secoli, in cui lo stile di vita era sempre lo stesso, dove le calamit\u00e0 naturali facevano parte dell&#8217;esistenza, minacciando ogni momento morte e distruzione. Un luogo in cui la religione rivestiva un&#8217;importanza primaria, dove le sofferenze della vita venivano rivolte alle stazioni della Via Crucis.<br \/>\nIn fondo questa gente si identificava con la liturgia della crocifissione. Erano i figli di Sisifo, che aveva imprigionato Thanatos per evitare il decesso dei mortali, i figli di Prometeo, che aveva rubato il fuoco agli dei per donarlo ai mortali, e per questo erano stati puniti per l&#8217;eternit\u00e0. Gente che cercava la redenzione attraverso il lavoro manuale: nelle viscere della terra (<em>Surfarara<\/em>), in mare aperto (<em>Contadini del mare<\/em>), sulle colline (<em>Parabola d&#8217;oro<\/em>) tirando le reti, tagliando il grano, estraendo lo zolfo. Gente che sembrava pregare attraverso la fatica delle mani. Di cosa era composta questa alchimia? Era il cinema nella sua essenza, in cui il regista non registra la realt\u00e0, ma la vive in prima persona. In questi documentari ritrovai la stessa umile empatia di De Seta che avevo conosciuto in Banditi a Orgosolo. Non era solo il mondo dei miei antenati che mi era apparso davanti agli occhi, ma anche un cinema che non esisteva pi\u00f9. Un cinema che aveva il potere dell&#8217;evocazione religiosa. La proiezione era durata meno di un&#8217;ora ma il tempo era passato lentamente, come se avessi abitato ogni suo singolo fotogramma. Era il cinema nella sua espressione migliore, capace di trasformare, che mi aveva permesso di capire cose mai comprese prima d&#8217;ora e di vivere emozioni a me sconosciute. Mi sembrava di aver fatto un viaggio in un paradiso perduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri \u00e8 morto il grande Vittorio De Seta. Per me un mito. Il perch\u00e9 sia un mito (non solo per me, evidentemente) lo ha spiegato bene Martin Scorsese, in un libro dedicato a De Seta (La fatica delle mani). Nella foto, una scena di Banditi a Orgosolo. 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