{"id":2034,"date":"2011-08-24T10:33:16","date_gmt":"2011-08-24T10:33:16","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=2034"},"modified":"2011-08-24T22:23:59","modified_gmt":"2011-08-24T22:23:59","slug":"perche-warhol-fini-nelle-braccia-di-leonardo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=2034","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Warhol fin\u00ec nelle braccia di Leonardo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/scann109.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/scann109-235x300.jpg\" alt=\"\" title=\"scann109\" width=\"235\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2035\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/scann109-235x300.jpg 235w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/scann109.jpg 787w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Piccola conversazione su Andy Warhol e Leonardo al Museo Diocesano di Milano. Il punto di contatto \u00e8 ovviamente il ciclo dell\u2019Ultima cena del 1986, presentato al Palazzo delle Stelline nel gennaio 1987. Mi pare evidente che i due sono agli antipodi: tanto Leonardo va in profondit\u00e0, tanto Warhol resta programmaticamente in superificie. Uno va in verticale, l\u2019altro in orizzontale. Uno apre a un\u2019infinit\u00e0 di dimensioni, l\u2019altro \u00e8 sempre sintonizzato sulla dimensione unica. Uno provoca vertigini e spaesamento, l\u2019altro consolida certezze condivise. Leonardo \u00e8 un pittore di ombre. In Warhol non c\u2019\u00e8 mai ombra di ombre (a meno che l\u2019oggetto non sia l\u2019ombra stessa, come nello straodinario ciclo Shadow). Eppure si incontrano. E l\u2019incontro assume dimensioni di un lavoro che nella storia di Warhol non conosce paragoni, con quasi un centinaio di opere. E allora qual \u00e8 il punto di interesse, o meglio di attrazione? Mi sembra di scorgerne due. Il primo \u00e8 in quella natura di Warhol a schierarsi con i pittori che creano immagini capaci di diventare icone. L\u2019icona \u00e8 una sorta di sintesi dell\u2019immagine originaria, una sua semplificazione prodotta dalla sua diffusione di mano in mano. Leonardo come il Raffaello della Madonna Sistina si prestano a questo tipo di \u201cfiltraggio\u201d. Michelangelo con la sua imperiosit\u00e0 invece \u00e8 poco metabolizzabile: e infatti Warhol non ci si imbatte mai.<br \/>\nIl secondo motivo d\u2019attrazione sta nella figura di Cristo che Leonardo mette al centro della Cena. Un\u2019immagine che Warhol intercetta come aveva intercettato altre icone mediatiche, da Marylin Monroe a Liz Taylor. Ma qui il volano mediatico non c\u2019\u00e8. Non \u00e8 l\u2019attualit\u00e0 a mettergli davanti il volto da trasformare in \u201cicona\u201d. Nel caso dell\u2019Ultima Cena \u00e8 lui che cerca e trova questo volto di 500 anni prima (anche se il progetto Last Supper nasce dalla committenza di un grande gallerista come Alexander Iolas). \u00c8 stato calcolato che Warhol, comprese le versioni in cui ha usato il volto di Cristo come multiplo, lo abbia affrontato ben 444 volte. In quel momento della sua vita, con il corpo minato, e il senso di una morte non lontana (Warhol muore un mese dopo l\u2019inaugurazione milanese), questo incontro con il volto di Cristo suggerisce evidentemente altre ipotesi di lettura. Come quella che recita l\u2019immaginetta che gli amici hanno distribuito al suo funerale: \u00abConcedi Signore alle anime dei tuoi servitori defunti la remissione dei loro peccati; perch\u00e9 attraverso suppliche, possano ottenere il perdono che annosmepre desiderato\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piccola conversazione su Andy Warhol e Leonardo al Museo Diocesano di Milano. 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