{"id":1987,"date":"2011-07-25T20:48:34","date_gmt":"2011-07-25T20:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/?p=1987"},"modified":"2011-07-25T20:53:58","modified_gmt":"2011-07-25T20:53:58","slug":"a-venezia-larte-come-qualcosa-che-non-cera","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=1987","title":{"rendered":"A Venezia, l&#8217;arte come qualcosa che non c&#8217;era"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/1.jpg\" alt=\"\" title=\"1\" width=\"550\" height=\"309\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1989\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/1.jpg 550w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/1-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><br \/>\nNella due giorni veneziana (con tutta la mia banda: l&#8217;arte contemporane non stanca gli occhi giovani). credo di essermi imbattuto in almeno una cinquantina di artisti di cui non sapevo nulla o solo del sentito dire. \u00c8 una constatazione ovvia quando si va alla Biennale e dintorni. Ma pi\u00f9 che giudicare quel che ho visto mi piace, per una volta, partire da questo dato banale. Si sperimenta la dimensione dell\u2019arte come qualcosa che prima non c\u2019era. Come un sempre nuovo inizio. Come un farsi sorprendere  da un pensiero, da un\u2019idea, da un gesto che non si era n\u00e9 messo in preventivo n\u00e9 tanto meno immaginato. In questo \u00e8 un\u2019esperienza di giovinezza che venendoti addosso, ti prende e ti si attacca alla pelle.<br \/>\nDetto questo, pi\u00f9 che giudicare, mi piace inventariare alcune delle sorprese della due giorni veneziana. Cominciando dal luogo che mi \u00e8 parso pi\u00f9 denso, il nuovo allestimento di Punta della Dogana.<\/p>\n<p><strong>Sturtevant<\/strong>. La vincitrice del Leone d\u2019Oro presentata come una replicante, supera tutti con quel filmato che riproduce la corsa infinita del cane ansimante (nell&#8217;immagine). Come lei spiega \u00abtorna su tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato gi\u00e0 fatto, sempre con un passo di anticipo\u00bb.<br \/>\n<strong>Tatiana Trouv\u00e9.<\/strong> Ha costruito uno spazio emozionante evocando delle assenze: orme di opere che sono passate e non ci sono pi\u00f9. Del resto siamo alla Dogana, luogo per antonomasia di transito. All\u2019ingresso ha posizionato due grandi disegni di luoghi sospesi come in un vuoto, accesi dalla presenza di fili di rame. Bellissimo il titolo che ha dato: <em>Intranquillity<\/em>.<br \/>\n<strong>Julie Mehertu.<\/strong> \u00c8 etiope, classe 1970. Le hanno dato lo spazio pi\u00f9 ambito, il \u201ccubo\u201d centrale dell\u2019edificio ristrutturato da Ando. I suoi due grandi quadri sono citt\u00e0 (NY e Venezia) il cui reticolo architettonico \u00e8 come \u201cmangiato\u201d dalla ragnatela della mutevolezza della vita. Un diagramma delle azioni e delle speranze di ogni istante. Citt\u00e0 come luoghi di scambi senza fine.<br \/>\n(ma gi\u00e0 ben noti, non smettono di stupire: Chen Zen, che ha messo sul tavolo tutti i propri organi riplasmati in vetro, come a cantarne la dolorosa fragilit\u00e0. O Thomas Sch\u00fctte con i suoi mostri danteschi, mai fermi e inquieti. O Cattelan con i suoi morti, insaccati nei sudari di marmo. O il grande Polke, il numero 1 di Venezia 2011, capace di proporre un paradiso visivo per l\u2019et\u00e0 dell\u2019inquietudine).<br \/>\n<em>(a seguire l&#8217;inventario della Biennale)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella due giorni veneziana (con tutta la mia banda: l&#8217;arte contemporane non stanca gli occhi giovani). credo di essermi imbattuto in almeno una cinquantina di artisti di cui non sapevo nulla o solo del sentito dire. \u00c8 una constatazione ovvia quando si va alla Biennale e dintorni. 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