{"id":1324,"date":"2010-05-31T21:42:25","date_gmt":"2010-05-31T20:42:25","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=1302"},"modified":"2010-05-31T21:42:25","modified_gmt":"2010-05-31T20:42:25","slug":"troppo-maxxi-stroppia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=1324","title":{"rendered":"Troppo Maxxi stroppia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/194.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1303\" title=\"EG: Atrium\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/194.jpg?w=224\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" \/><\/a>In genere non amo i musei di arte contemporanea, proprio perch\u00e9 amo l\u2019arte contemporanea: che \u00e8 forte e tiene svegli proprio in quanto non ha casa, in quanto fiorisce e poi accetta di dissolversi, in quanto osa anche con il rischio di sconcertare. L\u2019arte contemporanea deve stare su piazza, cio\u00e8 sul mercato. Deve accettare di stare nel disordine del mondo: quando cerca consacrazione e si infila in luoghi tutti infighettati, ci muore dentro.<br \/>\nIl MAXXI, che ha aperto in pompa magna a Roma, nella sua concezione, \u00e8 appunto uno di questi luoghi. \u00c8 un museo impegnativo sotto ogni profilo: quello dei costi innnazitutto (150milioni per realizzarlo, tanti soldi per gestirlo); impegnativo sotto il profilo architettonico: \u00e8 stato affidato infatti all\u2019architetto pi\u00f9 ammirato di questo inizio di millennio, Zaha Hadid, che ha realizzato una struttura certamente di grande fascino ma che chiede una programmazione complicata e ambiziosa. Per di pi\u00f9, come \u00e8 successo per il celebre Guggenheim di Bilbao \u00e8 un contenitore che tende a mangiarsi il contenuto. Difficile concepire una mostra che non naufraghi in quegli spazi imprendibili e spaesanti concepiti dall\u2019architetta irachena naturalizzata londinese.<\/p>\n<p>Per questo la domanda di fondo da porsi \u00e8 una sola: ma Roma aveva proprio bisogno di un museo cos\u00ec? La risposta ovviamente per me \u00e8 \u201cno\u201d. Primo, perch\u00e9 Roma \u00e8 una citt\u00e0 che si misura sui millenni e non si capisce in base a quale insulso calcolo dovrebbe consumarsi sulle frontiere incerte del contemporaneo. Secondo, perch\u00e9 non essendo una fucina del contemporaneo, Roma si riduce a fare la retorica del contemporaneo. E le paginate piene di punti esclamativi di questi giorni confermano questa sensazione. Si prende tutto a scatola chiusa.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcuno che decantando le meravigliose prospettive del MAXXI ha proposto il paragone all\u2019esperienza parigina del Beaubourg. Secondo siamo proprio agli opposti. A cominciare dalla concezione architettonica, che fa del museo romano una struttura tutta di cesello, da guardare e non toccare. Invece il museo parigino \u00e8 stato pensato come un grande cantiere a pancia perennemente aperta. Il MAXXI sar\u00e0 un\u2019entit\u00e0 blindata (\u00abun luogo che concettualmente rispecchia la fluidit\u00e0, per\u00f2 nella pratica \u00e8 poi molto unitario\u00bb, lo ha elegantemente bollato Angela Vettese). Invece il Beaubourg \u00e8 come una piazza aperta e vissuta, che affianca al museo quell\u2019immensa biblioteca e videoteca dove ogni giorno si affollano centinaia di studenti, di donne e uomini sintonizzati sui canali tv di tutti i paesi del mondo. Una macchina dalle cento funzioni diverse. \u00c8 un luogo di cultura che si fa, oltre che di cultura celebrata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In genere non amo i musei di arte contemporanea, proprio perch\u00e9 amo l\u2019arte contemporanea: che \u00e8 forte e tiene svegli proprio in quanto non ha casa, in quanto fiorisce e poi accetta di dissolversi, in quanto osa anche con il rischio di sconcertare. L\u2019arte contemporanea deve stare su piazza, cio\u00e8 sul mercato. 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