{"id":1315,"date":"2010-06-09T00:12:59","date_gmt":"2010-06-08T23:12:59","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=1315"},"modified":"2010-06-09T00:12:59","modified_gmt":"2010-06-08T23:12:59","slug":"un-medioevo-piene-di-tenerezze","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=1315","title":{"rendered":"Un Medioevo piene di tenerezze"},"content":{"rendered":"<p>Quante sorprese tra le pagine del libro di Chiara Frugoni cui ho gi\u00e0 fatto accenno <a href=\"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2010\/05\/25\/1297\/\">qualche post fa<\/a>. \u00a0Lei le definisce \u201cpillole\u201d di iconografia: in effetti sono centinaia di sguardi gettati su immagini generate dalla grande cultura medievale. E sguardo dopo sguardo poco alla volta cade la presunzione ci si \u00e8 posti rispetto a quelle immagini: guardate con l&#8217;occhio nostro, che \u00e8 un occhio superficiale, se non ha la pazienza di capire cosa vedeva davvero l&#8217;occhio degli uomini di quella stagione. Nelle immagini dell&#8217;arte medievale niente \u00e8 mai messo a caso o per istinto di chi le ha realizzate. Tutto ha una ragione, e tutto obbedisce a una rigorosa struttura concettuale.<\/p>\n<p>Ma ci sono particolari, che svelati, sorprendono anche per la loro geniale semplicit\u00e0. Me ne sono rimasti impressi due e hanno per filo conduttore la tenerezza del rapporto tra Maria e suo figlio. La prima \u00e8 relativa alla <em>Crocifissione<\/em> di Giotto agli Scrovegni. L&#8217;occhio medievale notava subito che Maria \u00e8 senza il velo, elemento d&#8217;obbligo nella sua iconografia: infatti pietosamente lo ha prestato per coprire le nudit\u00e0 del Cristo crocifisso. Infatti il perizoma dipinto da Giotto \u00e8 stranamente trasparente. Nessun Vangelo cita questo particolare, ma la Frugoni ha scovato molte fonti medievali che invece nel riraccontare la Crocifissione, immaginano questo particolare, che rende l&#8217;infinito strazio della madre che vuole evitare al figlio la vergogna della nudit\u00e0 a cui l&#8217;hanno obbligato i suoi carnefici. Un\u00a0 gesto di semplice pudore che fa capire a quale dolente finezza possa arrivare l&#8217;amore di una madre.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/giotto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1319\" title=\"giotto\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/giotto.jpg\" alt=\"\" width=\"467\" height=\"380\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/giotto.jpg 467w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/giotto-300x244.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 467px) 100vw, 467px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da Giotto, un salto indietro a Cimabue. Nella scena oramai quasi illeggibile dell&#8217;<em>Assunzione<\/em> ad Assisi, Maria e il figlio sono come legati da un abbraccio dentro la mandorla. Addirittura i loro piedi nudi si accavallano, come svela un disegno realizzato da un visitatore del secolo scorso (quando l&#8217;immagine era molto pi\u00f9 leggibile). Questo motivo \u00e8 ripreso da un minore, il Maestro di Cesi, del primo 1300, con un&#8217;opera che \u00e8 unvero\u00a0 trionfo della tenerezza. Maria infatti appoggia la testa sulla spalla del figlio, come colta in un momento di intimit\u00e0. Lui, a sua volta la stringe a s\u00e9, abbracciandola. Mentre le loro mani s&#8217;incrociano e si sfiorano. \u00c8 sorprendente come la ieraticit\u00e0 della scena non censuri per nulla il contenuto affettivo.<\/p>\n<p>Non aggiungo altro alle parole di Chiara Frugoni su quest&#8217;opera: \u00abIl Maestro di Cesi si mostra particolarmente felice nel rendere, con il fiducioso e intento abbandono della Vergine, a testa china fra le braccia di Cristo, l&#8217;intima dipendenza della madre-sposa verso il Figlio divino ritrovato, quasi Maria sussurrasse: \u201cInfine!\u201d\u00bb<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/maria2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1318\" title=\"maria2\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/maria2.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"409\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/maria2.jpg 572w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/maria2-300x214.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 572px) 100vw, 572px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/maria.jpg\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante sorprese tra le pagine del libro di Chiara Frugoni cui ho gi\u00e0 fatto accenno qualche post fa. \u00a0Lei le definisce \u201cpillole\u201d di iconografia: in effetti sono centinaia di sguardi gettati su immagini generate dalla grande cultura medievale. 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