{"id":1005,"date":"2009-11-02T20:10:01","date_gmt":"2009-11-02T19:10:01","guid":{"rendered":"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/?p=1005"},"modified":"2009-11-02T20:10:01","modified_gmt":"2009-11-02T19:10:01","slug":"hopper-e-warhol-chi-dei-due","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/?p=1005","title":{"rendered":"Hopper e Warhol. Chi dei due?"},"content":{"rendered":"<p><a rel=\"attachment wp-att-1008\" href=\"http:\/\/robedachiodi.wordpress.com\/2009\/11\/02\/hopper-e-warhol-chi-dei-due\/warhol-america-bk1\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1008\" title=\"warhol-america-bk1\" src=\"http:\/\/robedachiodi.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/warhol-america-bk1.jpg?w=275\" alt=\"warhol-america-bk1\" width=\"275\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/warhol-america-bk1.jpg 1376w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/warhol-america-bk1-275x300.jpg 275w, http:\/\/robedachiodi.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/warhol-america-bk1-939x1024.jpg 939w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a>Per una coincidenza mi \u00e8 capitato di ragionare a distanza di pochi giorni su Hopper (per via della mostra milanese) e su Warhol (per l&#8217;uscita da Donzelli di <em>America<\/em>, che non era mai stato pubblicato in italiano; a sinistra la copertina dell&#8217;edizione originale, 1985). Perdonatemi la partigianeria, il confronto si \u00e8 risolto con la certezza dell\u2019assoluta grandezza di Warhol. Hopper rappresenta l\u2019America della prima met\u00e0 del secolo, W. la seconda. H. \u00e8 il primo americano integrale ma non provinciale: il suo mondo, per quanto circoscrivibile e topograficamente identificabile, ha connotati di universalit\u00e0. Sono luoghi interiori, stati di attesa, prospettive tese verso un punto di fuga fuori quadro, ma che non sembrerebbe fuori tiro (se il fiotto di luce entra dalla finestra, se gli sguardi sono puntati, qualcosa c\u2019\u00e8 o \u00e8 l\u00ec l\u00ec per palesarsi). Hopper \u00e8 un artista semplice, mai presuntuoso, a volte un po\u2019 piccolo rispetto alla vastit\u00e0 del continente in cui gli \u00e8 stato dato di vivere e di esprimersi (se pensate che negli stessi anni in Europa giganteggiavano Matisse o Picasso: l\u2019America di Hopper sembra ancora un mondo in miniatura\u2026).<\/p>\n<p>Warhol invece \u00e8 americano integrale con una punta di Europa orientale nel sangue (era Andrej Warhola, figlio di immigrati slovacchi). \u00c8 uno a cui riesce un gioco impossibile: dare patente di eternit\u00e0 alla paccottiglia del consumismo americano. Per farlo non ricorre a nessun escamotage nobilitante: la serialit\u00e0 delle sue opere assimilano il suo fare arte alla dinamica, sempre uguale a se stessa, di una macchina. Ma perch\u00e9 Warhol neutralizza il s\u00e9 come soggetto operante per lasciar lavorare il s\u00e9 come produttore automatico? E soprattutto, perch\u00e9 le immagini di Warhol, pur non andando mai oltre la superficie delle cose non restano mai prigioniere della loro provvisoriet\u00e0? La risposta \u00e8 una sola: sono icone. Warhol opera questo impensabile trasferimento di una visione senza tempo (quello delle icone del suo originario oriente) nella civilt\u00e0 pi\u00f9 effimera che la storia abbia mai conosciuto. E innesta dentro questa, senza per nulla forzarla, un punto di vista adorante o \u201ccontemplativo\u201d. Per questo le immagini di Warhol sono sempre nuove, anche se uguali a se stesse: anche il banale (quotidiano) ha trovato un rimando di gloria.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 amo Warhol assai pi\u00f9 del nobile Hopper.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per una coincidenza mi \u00e8 capitato di ragionare a distanza di pochi giorni su Hopper (per via della mostra milanese) e su Warhol (per l&#8217;uscita da Donzelli di America, che non era mai stato pubblicato in italiano; a sinistra la copertina dell&#8217;edizione originale, 1985). 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